Tappa 14 - Las Herrerias - O Biduedo - 22 km

Las Herrerias - O Cebreiro - Liñares - Hospital de Condesa – Alto do Poio - Fonfria - O Biduedo

Mercoledì, inizio maggio. Ci svegliamo nella piccola stanza di Do Ferreiro dove abbiamo dormito bene, nonostante il piccolo letto matrimoniale. Dalla nostra finestra si vedono i tipici tetti grigi della zona delle pochissime case raccolte lungo la strada principale, che costeggia un bel ruscello. La giornata sembra volgere al bello. 

Scendo le scale di legno dietro la bella vetrata per andare a fare colazione nella sala bar. Ci sono ancora alcuni pellegrini che si attardano prima di rimettersi in cammino. Maria, la giovane, ci indica il buffet e poi inizia a parlare, parlare e parlare. Vengo a sapere tutto della sua famiglia: del fratello architetto a Punta Cana e dei viaggi che farà a stagione conclusa. Intanto arriva anche Vincenzo; facciamo colazione con tostate, latte e caffè, ma ahimè, mancano quei buoni croissant. Il latte ha un sapore strano: scopriamo che è senza lattosio. Maria ci spiega subito, con le sue mille parole, che lo ha comprato per una cliente e, non sapendo cosa farsene del resto, lo ha rifilato a noi!
Paghiamo la cena della sera prima, 30 € in due, un'intera bottiglia di vino compresa. Poi aggiungiamo 16 € per la colazione che, in rapporto alla cena, non è affatto conveniente. In genere abbiamo notato che le colazioni hanno costi piuttosto alti, specialmente per noi che non siamo abituati a mangiare quanto i pellegrini che si fanno veri e propri pranzi a base di uova, affettati, insalate, dolci, frutta e yogurt.

Un bel raggio di sole entra nella nostra stanza

La tappa di oggi prevede il tratto più impegnativo di tutto il nostro cammino: i primi 8 km sono in forte salita, con oltre 600 metri di dislivello per arrivare a O Cebreiro, mentre la seconda parte di 14 km è un saliscendi con meno di 200 metri di dislivello. Decidiamo di prendere un taxi per risparmiarci la salita iniziale. Il mio piede è in una sorta di quiescenza grazie agli antinfiammatori, ma basterebbe poco per risvegliare il dolore. Prenotiamo il taxi per le 10:10 e, nel frattempo, mi godo la splendida giornata aspettando sulla strada, salutando i tanti pellegrini che passano col solito: Buen camino!

Mentre aspettiamo il taxi vedo passare, con un pizzico di invidia, i pellegrini a piedi
L'ultimo saluto alla bella dimora di O Ferreiro

Il tassista arriva puntuale e iniziamo a risalire la montagna. Affrontiamo tanti tornanti immersi in uno splendido paesaggio boschivo, con il cielo azzurro che spunta tra le chiome degli alberi. Il tragitto dura appena 30 minuti, durante i quali facciamo conversazione scoprendo diversi fatti storici sul cammino.

Arriviamo a O Cebreiro: da questo momento siamo ufficialmente in Galizia, una regione della Spagna nota come 'la Verde' proprio per la ricchezza dei suoi panorami lussureggianti, nutriti dalle piogge che qui non mancano mai. Il borgo è davvero carino, ben fornito e pieno di bar, alberghetti e negozi di souvenir. Qui si trovano le famose pallozas, le antiche dimore contadine che un tempo ospitavano uomini e animali sotto i loro tetti di paglia, e che oggi sono diventate negozi o locali per turisti. È uno dei pochi posti dove si vedono anche turisti arrivati in auto per una gita, non solo pellegrini.

Il paesino di O Cebreiro a 1300m di altitudine
La giornata è splendida e ci sono molti turisti e pellegrini
Le tipiche case in pietra convertite in locali per i viandanti
Queste sono le antiche abitazioni contadine 'pallozas' perchè hanno il tetto in paglia
Negozietto di souvenir con statua del pellegrino
Le curiose case rotonde e il particolare lastricato della strada
Scorci del borgo di O Cebreiro - tappa ufficiale del Camino di Santiago
Pallozas
Pallozas utilizzate come locali per i turisti
Un tempo c'era l'acqua dal pozzo
Ecco una macchina che porta i bagagli dei pellegrini da un posto all'altro - arrivano davvero a tutti i posti anche più remoti e nascosti
Le indicazioni per il Cammino e le sue alternative

Compro due calamite in una delle pallozas, dove ci regalano anche due piccole spille con il simbolo della conchiglia affiancata dalla bandierina del nostro paese di origine: ne scelgo una italiana e l’altra argentina. Poi, seguendo il consiglio del tassista, visitiamo il Santuario di Santa Maria Real per vedere la sepoltura di Padre Elias, l'uomo che ha dato inizio alla tradizione delle frecce gialle, le preziose indicazioni che guidano i passi verso Santiago.
Santuario di Santa Maria Real
La sepoltura di Padre Elias - colui che ha iniziato con la segnaletica delle frecce gialle

Molto rilassati, iniziamo la nostra camminata in leggera discesa su un sentiero boschivo molto curato. Sulle mappe ufficiali ci sono ben tre alternative per proseguire, ma noi seguiamo le indicazioni senza notare altre deviazioni. I paesaggi sono bellissimi e ovunque regna uno splendido verde. Dopo un’ora di cammino in leggera discesa, aiutata dal mio bastone da trekking, arriviamo a Liñares, dove notiamo uno strano raduno di trattori: alcuni in fila, altri parcheggiati vicino a una sorta di stazione di servizio. Pensiamo si tratti di un centro per la loro revisione.
Uscita da O Cebreiro su sentiero molto curato
Grandi panorami montani della Galizia
Ci sono anche i pellegrini ciclisti
Il sentiero con leggerissimi saliscendi
Questi sono i tipici cippi galiziani, dove purtroppo l'indicazione dei chilometri mancanti per Santiago sono con scritte molto piccole
Singolare raduno di trattori e macchinari agricoli
Parcheggiano ovunque

Dopo un’altra mezz’ora di bellissimi panorami verdi arriviamo al monumento del pellegrino all'Alto San Roque, a 1.270 metri. La statua, in ferro nero e piuttosto imponente, rappresenta un pellegrino col bastone e il mantello che si regge il cappello mentre guarda verso l'alto. I viandanti hanno tappezzato i suoi piedi di veri cerotti e lasciato tante pietre votive: ora è davvero uno di noi! Il mio piede invece, che all'inizio sembrava reggere, inizia però a farsi sentire e a stancarsi.
Un verde brillante
Lussureggiante vegetazione
Monumento del pellegrino all'Alto San Roque, a 1.270 metri
Il pellegrino del monumento è in pieno movimento!
I piedi del monumento tappezzati da cerotti veri e pietre votive
Si regge il cappello per guardare all'insù
Un ultimo sguardo al pellegrino in controluce

Abbiamo percorso appena 5,5 km da O Cebreiro, impiegandoci due ore. In condizioni normali avremmo coperto questo tratto in un batter d’occhio, dato che è piuttosto semplice e rilassante, con solo qualche saliscendi. Alle 13:00 entriamo a Hospital da Condesa; il cartello indica solo ‘Hospital’ e la cosa ci fa sorridere. Come già accennato in un'altra parte di questo blog, molte località hanno mantenuto questo nome, originariamente inteso come ‘postazione di accoglienza per pellegrini’. Il borgo è davvero piccolo, con poche case, molte delle quali abbandonate. Fortunatamente c’è il bar Tear, dove una donna brasiliana, molto simpatica e spigliata, mi individua subito come ‘vecina’ di paese di provenienza. Lei però, dopo 26 anni, non parla ancora bene lo spagnolo: ne esce un mix a tratti incomprensibile. Il bar è ottimamente fornito, un'incredibile sorpresa in un posto così desolato; un’altra donna brasiliana si occupa della cucina e preparano davvero di tutto. Prendiamo un zumo (spremuta d'arancia), due panini farciti con formaggio fuso e un brownie squisito: il tutto per 12 €.

Non se ne vedono paesi o case, solo distese verdi!
Un cammino solitario, non vediamo neanche pellegrini - i nostri orari e tempi non coincidono
L'entrata a Hospital, il paese, di nome Hospital de Condesa
Un piccolissimo borgo con poche case contadine
Ma c'è il bar Tear delle brasiliane, molto gentili e locale ben fornito
Buonissimi i brownie casalinghi bianchi e di cioccolato!!!



La pausa di 40 minuti ci rigenera e ripartiamo tra panorami verdi e rigogliosi, tra boschi fitti di licheni e tratti di ginestre in fiore. Dopo appena un’oretta passiamo da un paio di case e inizia una breve ma ripida salita a serpentina per arrivare all'Alto do Poio (1.340 m), il punto più alto del nostro cammino. Sul margine del sentiero vediamo seduta la ragazza italiana che avevamo incontrato qualche giorno fa — quella che ci aveva raccontato di amare i cani — intenta a riposare per affrontare meglio la salita.

Rilassanti distese verdi
Boschi fitti sono la caratteristica di questa zona della Galizia
I boschi con i licheni dimostrano l'alta percentuale di umidità delle zone
In spazi più aperti ci sono le bellissime ginestre
Inizia la breve ma ripida salita all'Alto do Poio, in cima dove c'è il traliccio
Le case laggiù prima della salita

Superata l'ascesa, il sentiero scorre vicino a una strada deserta. C'è grande silenzio, molta quiete e pochi pellegrini in giro. Passiamo da Fonfria, un borghetto contadino con un bell’ostello moderno all'entrata, e un altro poco dopo più rustico. 

Curiosità:
I borghi che si incontrano lungo il Cammino sono composti quasi sempre da poche case, un tempo rurali e oggi riconvertite in piccoli alberghi, ostelli e bar per accogliere il flusso dei pellegrini; infatti molti chiudono in inverno. Oltre a questo non c’è nulla: l’intera economia di questi villaggi si è organizzata attorno alla necessità di sfamare i viandanti, offrendo spesso piatti semplici o il classico menù del pellegrino. Spesso ci sono solo ostelli o alberghi che sono attrezzati per offrire anche da mangiare, supplendo alla mancanza di qualsiasi altro servizio in questi borghi.
Sentiero vicino alla strada, sempre in sicurezza
Giù c'è la strada deserta
Fonfría, questo piccolissimo borgo conta di almeno due ostelli
E una chiesa

Curiosità:
Le case, fatte di pietra locale e tetti in lastre grigie, sono disposte quasi sempre lungo un’unica via, che è diventata, di fatto, il tracciato stesso del Cammino. Alcuni villaggi sono rimasti fieramente agricoli, privi di qualsiasi servizio, apparendo ai nostri occhi quasi sospesi nel tempo, talvolta persino abbandonati. Sono luoghi che vivono di una sorta di resistenza silenziosa tra il passato contadino e questa nuova, frenetica vita legata al passaggio di chi cammina verso Santiago.


Il mio piede si è ormai 'svegliato', ma la vista di quei panorami di un verde brillante, distesi su ampie praterie collinari, riesce persino a farmi dimenticare il fastidio, avvolgendomi in un'intensa atmosfera rilassante. Così, riesco a concentrare le energie positive per proseguire fino alla nostra meta, dove arriviamo alle 16:15 all’albergue Casa Quiroga, situato proprio all’ingresso del piccolo paese di O Biduedo.
Distese verdi rilassanti
Praterie e boschi
Stupendo sentiero nella vegetazione galiziana

Colline verdi curate

Nel frattempo la giornata è diventata cupa, con il cielo coperto, ma per fortuna non piove. Il paese di O Biduedo (o O Viduedo) è piuttosto solitario. L’accoglienza al bar dell’albergo è un po’ fredda; nel frattempo, ci accordiamo per la cena pellegrina. Una delle signore che gestiscono la struttura ci accompagna alla nostra stanza, situata nello stabile accanto: è un ambiente un po’ buio, con spesse pareti in pietra e mobili scuri, ma molto spazioso, dotato di un bagno enorme — forse pensato per persone con mobilità ridotta? L’unica finestra è piccola e dà proprio sull’ingresso dove passano i pellegrini, quindi preferiamo tenerla chiusa. Munita di un sacchetto di ghiaccio per il mio piede, mi riposo finalmente sul comodo letto.

Particolari del bar di Casa Quiroga
Menu del giorno a 16 €
Bella sala comune dell'albergue
Bagno enorme
Stanza con pareti in pietra a vista

Alle 19:00 scendiamo a cena: siamo gli ultimi, gli altri hanno già mangiato da un pezzo. La signora ora appare un po’ più gentile, sorprendente nel suo abbigliamento: indossa una tuta color argento luccicante! Mentre aspettiamo di essere serviti, proprio davanti al bar passa una mandria di mucche bellissime: hanno un mantello color marroncino uniforme e sono dotate di corna imponenti. C’è anche il vaccaro, a cui chiedo di che razza siano; "Rubia Gallega", mi risponde a gran voce. Sembra sia una delle razze da carne più prestigiose al mondo, nota come 'vacca vieja' perché vengono macellate da adulte, caratterizzate da quel tipico grasso giallo che le rende così pregiate.

Il menù prevede zuppa gallega, zuppa di lenticchie, fettine di carne con patatine, flan, oltre a vino e acqua in bottiglie intere. È la nostra ultima cena del pellegrino. Domani arriveremo a Sarria, la nostra ultima tappa. Nonostante i dolori al piede, mi coglie un improvviso senso di nostalgia. 
Prepariamo per l’ultima volta il bagaglio per Pilbeo e andiamo a dormire, dopo aver percorso, in questa giornata, solo 17,5 km dei 22 previsti, in ben 5 ore di cammino.

Zuppa gallega di verdure e carne
Zuppa di lenticchie
Carne con patatine

Vino tinto - cioè rosso

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Tappa 15 - ultima tappa per Sarria

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