Tappa 15 - O Biduedo - Sarria - 23 km

O Biduedo – Fillobal – Pasantes – Triacastela - San Xil - Fuente Lameiros – Montàn - Fontearcuda - Furela – Aguiada – San Memede - Sarria

Giovedì di maggio. Apro gli occhi nella stanza buia e mi assale una strana sensazione. Accendo la luce per aprire un pochino la finestra e scopro che pioviggina. È un tempo che invita alla malinconia, o forse è solo la consapevolezza che oggi è l'ultimo giorno di cammino, così come programmato. Prepariamo la valigia per Pilbeo per l'ultima volta: la nostra destinazione oggi è Sarria.

Andiamo al bar nello stabile accanto, dove Maria, ancora con la stessa tuta argentata del giorno prima, ci prepara la colazione con tostate, marmellata e caffè. Purtroppo, niente croissant. Prendo l'ultimo antiinfiammatorio: tanto è l'ultima giornata, e domani torneremo in Italia comodamente in treno e aereo. Penso già al riposo forzato che mi toccherà fare a casa. Ora però voglio godermi l'ultima camminata, l'ultimo giorno di astensione dai pensieri, l'ultima immersione totale nella natura.
Partiamo con la sola mantella di plastica leggera, dato che le previsioni non sono poi così male. Sono quasi le 9 quando lasciamo O Biduedo e le sue poche case con una chiesetta; fa fresco, quasi freddo, ma la pioggia cade solo a tratti. 
L'ultima colazione sul cammino, senza croissant
La chiesetta di O Biduedo in un inizio di giornata con la pioggia
Paesaggio galiziano, vegetazione rigogliosa

Siamo nuovamente immersi in un verde raggiante e, con l'umidità, la vegetazione sembra ancora più lucida. Il percorso si snoda in leggeri saliscendi su sentieri di pietriccio, senza zone fangose. Attraversiamo praterie bellissime con mucche al pascolo e ai margini del sentiero spuntano qua e là arbusti di ginestre in fiore. Mi fermo spesso per fare foto e video, per fissare questa bellezza sul telefono e poterla rivedere in futuro. Nel frattempo esce anche il sole e io gioisco della natura intorno, tanto che mi dimentico quasi del mio piede, che comunque sembra reggere meglio le salite che le discese.

Comodi sentieri, mai fangosi, nel verde
Le ginestre in fiore danno colore alla lussureggiante vegetazione
Lunghi tracciati di pietriccio
Bellissime zone della Galizia
Il sole esce, ma ancora fa fresco
Praterie collinari che sembrano dipinte
Mucche al pascolo - bellissimi animali

Passiamo da piccoli agglomerati di case contadine, Fillobal e Pasantes, dove incontriamo chiesette chiuse, ruderi in pietra, trattori e qualche bella casa colorata abitata. In un giardino noto una curiosa costruzione: delle colonne di pietra sulle quali è montata una struttura in legno con il tetto in paglia. La riconosciamo subito come un tipico granaio galiziano, un hórreo, che abbiamo visto spesso nei nostri precedenti viaggi verso Santiago. Questo, però, è speciale: è il primo che vediamo con un misto di palloza grazie al tetto in paglia, una caratteristica rara per gli hórreos.

Fillobal, proprio 3 case soltanto
Pasantes ha più case, qualcuna colorata
Pasantes, case abitate - forse alloggio per i pellegrini
La chiesetta di Pasantes
Curiosa struttura degli horreos galiziani, questa con il tetto in paglia, tipico delle 'pallozas'
Case contadine in pietra
Diversi ruderi di case abbandonate
Bellissimi sentieri di bosco ben mantenuti 
La fila dei pellegrini avvicinandosi al famoso albero di castagno

Dopo due ore ci avviciniamo a Triacastela, ma poco prima facciamo tappa nella località di Ramil: due case e un albero famosissimo! È il castagno di 800 anni, imponente e amatissimo dai pellegrini. Si dice che sia il più fotografato del Cammino e, col cielo che si è fatto splendido, ne approfittiamo anche noi per una pausa, alleggerendoci dagli strati più pesanti perché inizia a fare caldo. Intorno all'albero si concentra molta gente, tra cui un gruppo di donne statunitensi già incontrate in precedenza. Una di loro, Cindy, mi confida lamentandosi che le sue compagne vanno troppo veloci e che a lei fanno male le ginocchia; ci abbracciamo e facciamo un selfie solidale prima di salutarci.

Dietro alle prime case c'è il castagno secolare
Raduno di pellegrini intorno al castagno
Maestoso castagno di 800 anni
L'altro lato dell'albero secolare 

Alle 11 siamo a Triacastela. Con sorpresa, scopriamo che è un paese grande, con edifici a più piani, tanti servizi e residenti, c'è persino un bancomat sulla strada principale. Ci fermiamo al bar-ostello Complexo Jacobeo, verso la fine del paese, e ci godiamo un 'bizcochuelo de manzana', un dolce alle mele e una spremuta seduti al sole per quasi un'ora.

Benvenuto di Triacastela
Perfetta cornice per le foto
Triacastela cittadina abbastanza grande con 600 residenti
Il bar-ostello Complexo Jacobeo

Mentre cammino, il piede rimane quasi anestetizzato, ma dopo ogni sosta il dolore si risveglia con vigore, rendendo la ripartenza sempre una fatica. All'uscita dal paese c'è una biforcazione con due alternative del Cammino di Santiago che portano a Sarria: via Samos (quasi 20 km) o via San Xil (12,5 km). Vista la mia situazione, scegliamo l'opzione più breve. 
Il percorso inizia con l'asfalto, ma poi diventa sterrato, attraversando boschi bellissimi in un continuo saliscendi. Mi trascino dietro il piede, continuando il cammino con Vincenzo in assoluta solitaria: non incontriamo altri pellegrini. Sapevo che il gruppo delle donne statunitensi avrebbe optato per il percorso via Samos, avendo deciso di pernottare proprio in quella località. Anche Maria, della Casa Quiroga, aveva suggerito l’opzione per Samos per la maggiore presenza di servizi e bus. Forse tutti gli altri pellegrini hanno preferito quindi l'altra alternativa. 

Il simpatico saluto per i viandanti che stanno lasciando il paese 
I due cippi indicano la biforcazione
Inizio del percorso via San Xil di 12,5 km per Sarria, nostra meta finale

Ma il nostro percorso, seppur isolato, è magnifico. Stradine sterrate e sentieri tra boschi e splendide aree verdi, un vero paradiso di per gli uccelli che si sentono cantare tutt'intorno. Passiamo da minuscole località fantasma, come San Xil, qualche chiesetta rigorosamente chiusa, dall'ostello "El Beso", e dalla "Fuente de Os Lameiros", un'area sosta per i pellegrini con una grande vasca d'acqua, lunghe panche di pietra tutto intorno e il simbolo della conchiglia scolpito sulla parete. 
Poi, d'un tratto, inizia una forte discesa attraverso un bosco di giovani querce, è fantastico, fatato, tutto verde di muschio e piante d'edera che si arrampicano ai fusti, che però mette a dura prova il mio piede.
Tranquilli sentieri vicino al bosco
Splendida passeggiata
Località fantasma, non sembra esserci nessuno
Chiesetta ben tenuta, ma chiusa
Casa disabitata? Ma con delle sedie per far riposare i pellegrini!
Giovani querce avvolte dall'edera
Anche le mucche si rilassano in queste belle praterie verdi
Il verde brillante della Galizia
Il passo montano di Alto di Riocabo, quasi 900 m
Inizio della forte discesa verso Montàn
Il bosco fatato nella vegetazione tipica di questa zona, dove querce, castagni e formazioni arboree miste creano quell'atmosfera ombrosa e quasi fiabesca
L'ultimo tratto in forte discesa e lastroni di pietra

Arriviamo a Montán, altro paesino agricolo deserto. Ma lungo la stradina del borgo troviamo un distributore automatico di bibite e snack come unico punto di ristoro, ma a noi serve solo un taxi. Non troviamo i provvidenziali adesivi con i numeri dei tassisti, come visto in altre occasioni. Ma per fortuna ho il bigliettino che mi aveva dato 'Maria, la luccicante' con il numero di "Denis Taxi". Mi trascino per altri 200 metri fino alla strada carrozzabile, ci sediamo sul muretto di una casa chiusa e chiamo. 
Denis dice di arrivare in 20 minuti e che il costo è di 30 Euro. Ci sembra perfetto, così gli mando la posizione via WhatsApp. Dopo appena 10 minuti arriva l’unica macchina in vista: una monovolume comodissima guidata appunto, da Denis. Durante i 15 minuti di viaggio assistiamo all'interessante comunicazione che lui intrattiene con vari altri taxi e alberghi: prendi i bagagli, porta il tizio, senti l’altro taxi se è più vicino, e così via. Anche Maria della Casa Quiroga lo chiama. È davvero un gran lavoro quello di questi tassisti, che sono organizzatissimi tra loro, aiutandosi a vicenda senza farsi concorrenza. Un sistema di mutuo aiuto che mi stupisce.

Piccolo cimitero di Montàn
Particolari case colorate del borgo
Ma non sembra esserci nessuno
Distributore automatico di bibite e snack

In un batter d'occhio arriviamo a Sarria davanti alla Casa Matias alle ore 15. Non facciamo in tempo a suonare il campanello che, come d’incanto, esce una signora ad accoglierci. Ci porta prima al negozio accanto per sbrigare il check-in e poi ci accompagna al quinto piano dello stabile B&B con un moderno ascensore. La nostra stanza mansardata è una bella sorpresa: moderna, luminosa e spaziosa, arredata con un bel letto matrimoniale, un lettino e un divano, tutto in uno stile moderno e dai colori chiari. C’è una finestra ad abbaino e un bagno spazioso dotato di dispenser. Non è affatto come appare sui siti di prenotazione alberghi, dove le foto mostravano un ambiente piuttosto datato. 
Non facciamo in tempo a notare che manca il nostro bagaglio trasportato da Pilbeo, che ricevo un messaggio da Denis: dice che ce l’ha lui e che me lo porta in 10 minuti. Ancora oggi non capisco come abbia fatto!
Le scale dello stabile di Casa Matias
L'ampia stanza mansardata con finestra ad abbaino

Visto che non avevamo ancora pranzato, usciamo per trovare qualcosa. Notiamo che la cittadina è proprio grande; siamo su una strada principale ricca di locali e negozi, ma purtroppo non riusciamo a vedere altro perché io faccio troppa fatica a camminare anche con il bastone. Scegliamo il bar-ristorante ‘Polo’, proprio all’angolo. Il cameriere che ci serve ha qualche difficoltà nel descriverci le pietanze: veniamo a sapere che è cubano ed è il suo primo giorno di lavoro. Il gestore, che viene in suo aiuto, è invece colombiano. Ordiniamo un hamburger casalingo e un sandwich tostato con asparagi: sono proprio buoni e spendiamo 19 €. Infine, torniamo alla nostra stanza per riposare.

Ottimo hamburger di carne, pomodori e insalata
Squisito sandwich tostato con asparagi, prosciutto, pomodori e formaggio

Alle 18 usciamo nuovamente per comprare qualcosa al supermercato Mercadona, che si trova a pochi passi: è enorme, spazioso e probabilmente anche nuovo. Compro l'occorrente per il pranzo al sacco per il viaggio in treno di domani. Volevo anche prendere una porzione della famosa 'tarta de queso' (cheesecake) che una mia amica spagnola mi aveva tanto consigliato, ma c'erano soltanto le torte intere. Dopo la spesa, andiamo a vedere la stazione dei treni, che dista solo 200 metri. Ci sono solo due binari, ma per arrivare al secondo bisogna attraversare un grande ponte pedonale. Dobbiamo calcolare anche questa tempistica per l'indomani, visto che zoppico vistosamente e mi serve tempo anche per fare pochi metri.
Una volta tornati in albergo, prepariamo i bagagli e i panini per il viaggio, poi lavo la frutta e metto il tutto sul davanzale, protetto da una grata, della mini finestrina del bagno, un perfetto frigo naturale. Siamo pronti per domani. Alle 20:30 col sole ancora alto usciamo per andare nuovamente da ‘Polo’ per cena. Dopo un'ottima cena a base di insalata, calamari e patatine fritte, siamo pronti per trascorrere la nostra ultima notte in Spagna, dopo aver macinato, nonostante il tratto in taxi, ben 19,5 km, io con grandissima difficoltà.

Gli ultimi tre giorni sono stati davvero difficili per me; Vincenzo, invece, si è rimesso completamente dai suoi problemi di vesciche ai piedi. Il Cammino è così: fatto di momenti di disagio, di tratti più impegnativi e di giornate con clima avverso – che noi, fortunatamente, non abbiamo mai dovuto affrontare davvero.

Ma il Cammino è anche questo: ti svuota la mente dai pensieri della vita quotidiana, ti porta a dedicarti totalmente alla natura e al contesto che ti circonda facendoti immergere in una sensazione di benessere e tranquillità capace di farti superare qualsiasi ostacolo. In quei momenti il tempo pare sospeso nei propri passi; è l'unica cosa che conta. 
Ma poi, quando il tuo viaggio finisce e ti tocca tornare alla routine, ti assale una gran nostalgia e, quasi senza accorgertene, la tua mente corre già al prossimo cammino.

A presto Camino!

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