Primi di ottobre 2026
Con gli amici del Cral del Comune di Firenze continuiamo le nostre uscite alla scoperta di angoli poco conosciuti del Chianti.
Nell’alto medioevo non era consuetudine rinchiudere una chiesa entro le mura di un castello. Si fanno due ipotesi. La prima, pensando che, ubicata nel posto attuale, la roccaforte avesse dimensioni ancora più ridotte e l’edificio fosse all’esterno. L’altra, con il percorso murario corrispondente all’attuale, è che la chiesa fosse un piccolo oratorio o una cappella ad uso esclusivo del signore della rocca.
Il campanile fu ricavato da una torre d’angolo, sicuramente scapitozzata dopo la battaglia di Montaperti (1260) che vide vincitori i ghibellini e Siena contro la guelfa Firenze.
La chiesa fu ricostruita alla fine del XIX secolo sul luogo ove sorgeva il precedente edificio del Duecento.
Da Panzano scendiamo lungo la via Chiantigiana verso il fondovalle del torrente Pesa. Sulla destra la vista corre sulla vallata, la Conca d’Oro, per il grano che fino al dopoguerra rendeva il paesaggio di un solo colore, oggi coltivato a vigne.
Un sentiero porta all’Oratorio di Sant’Eufrosino.
Siamo soli, circondati da un silenzio al quale non siamo abituati. Il verde intorno è punteggiato di tigli, sughere, prugnoli selvatici. Più in là, prima dei campi coltivati, fanno ombra i larici.
L’oratorio è nominato la prima volta in una bolla papale di Pasquale II nel 1102. Sant’Eufrosino e San Leolino sono i primi evangelizzatori del Chianti. Con una devozione popolare arrivata fin quasi ai tempi nostri. Mancano notizie certe sulla vita di entrambi. Sant’Eufrosino era forse originario della Cappadocia. Convertitosi al Cristianesimo al seguito degli apostoli Simone e Giuda Taddeo, vescovo nella Panfilia (provincia romana sulla costa sud dell’attuale Turchia), fu esiliato a Roma. Arrivò qui attraversando la Pesa in piena, grazie al segno della croce. Dove morì fu edificato l’oratorio.
Secondo una diversa ipotesi, la fuga dalla Turchia va spostata in avanti al VII secolo, al tempo dell’invasione dei persiani.
L’oratorio è stato ricostruito più volte. L’edificio attuale risale al Quattrocento. Qui vicino si trova un tabernacolo, il Fontino di Sant’Eufrosino, la cui acqua era considerata miracolosa. Ormai abbandonato, la fonte essiccata, si trova all’interno di un terreno privato. E pensare che fino a metà Novecento, nel giorno delle nozze, le spose portavano qui il mazzo di fiori.
Tornati in paese, da piazza Gaetano Bucciarelli saliamo per via Giovanni da Verrazzano alla Chiesa di Santa Maria Assunta, situata entro il perimetro del Castello.
Nell’alto medioevo non era consuetudine rinchiudere una chiesa entro le mura di un castello. Si fanno due ipotesi. La prima, pensando che, ubicata nel posto attuale, la roccaforte avesse dimensioni ancora più ridotte e l’edificio fosse all’esterno. L’altra, con il percorso murario corrispondente all’attuale, è che la chiesa fosse un piccolo oratorio o una cappella ad uso esclusivo del signore della rocca.
Il campanile fu ricavato da una torre d’angolo, sicuramente scapitozzata dopo la battaglia di Montaperti (1260) che vide vincitori i ghibellini e Siena contro la guelfa Firenze.
La chiesa fu ricostruita alla fine del XIX secolo sul luogo ove sorgeva il precedente edificio del Duecento.
Arrivando, colpisce la maestosa scalinata ben visibile fin dal primo tratto della salita. La porta comprende otto formelle in bronzo di Umberto Bartoli del 1965 ed è sormontata da un bassorilievo in gesso dello stesso scultore. Il Castello nacque, come moltissimi altri, con il fenomeno dell’incastellamento intorno all’anno Mille.
I re non avevano sufficienti mezzi di controllo. L’autorità era imposta tramite i signori locali che governavano in loro vece. La massima diffusione dei castelli nel Chianti avvenne tra la metà del secolo XI e l’inizio del secolo XII.
Panzano fin dall’inizio appartenne alla consorteria dei Firidolfi. L’esistenza della fortezza è testimoniata nel 1103 in una bolla di papa Pasquale II.
Oltre quattro secoli dopo, nel 1555, Siena entrò nel ducato di Toscana e Panzano perse il suo ruolo strategico di confine. Il maniero oggi è privato. Ha conservato la forma originaria approssimativamente
rettangolare con due lati pressoché integri. Incuriositi, ci spingiamo oltre la porta di accesso in un cortile dove si staglia, imponente, una torre d’angolo. L’atmosfera è severa, circondata di silenzio. L’ambiente, un po’ trascurato, necessiterebbe di un restyling, oggigiorno di non facile realizzazione.
Panzano fin dall’inizio appartenne alla consorteria dei Firidolfi. L’esistenza della fortezza è testimoniata nel 1103 in una bolla di papa Pasquale II.
Oltre quattro secoli dopo, nel 1555, Siena entrò nel ducato di Toscana e Panzano perse il suo ruolo strategico di confine. Il maniero oggi è privato. Ha conservato la forma originaria approssimativamente
rettangolare con due lati pressoché integri. Incuriositi, ci spingiamo oltre la porta di accesso in un cortile dove si staglia, imponente, una torre d’angolo. L’atmosfera è severa, circondata di silenzio. L’ambiente, un po’ trascurato, necessiterebbe di un restyling, oggigiorno di non facile realizzazione.
Fotografie dei partecipanti alla gita




















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