Sabato 21 settembre
Mi sveglio quando ancora dalla finestra si vede solo il buio. Faccio una doccia in quel curioso bagnetto con il lucernario. Poi preparo i bagagli. La tabella di marcia di oggi segna che ci sono 21 km fino a Olveiroa, la nostra prossima meta.
Sistemati i bagagli, quello per Pilbeo da lasciare giù nella sala e i nostri zaini per la giornata, andiamo al bar a cento metri dalla casa per prendere 3 caffè alla macchinetta, dato che a casa Vella la colazione non è prevista. Infatti le signore arrivano tardi, quando ormai gran parte dei pellegrini hanno già lasciato la casa. Notiamo le strade bagnate, quindi la notte ha piovuto, ma ora non più.
Facciamo colazione al tavolo dove avevamo cenato la sera prima, a disposizione ci sono solo dei bollitori elettrici e nient’altro.
In Spagna la colazione di buon mattino non è un abitudine diffusa, c'è chi la consuma al bar, ma piuttosto tardi, tra le nove e le dieci. Anche i pellegrini preferiscono mettersi in marcia all'alba, rimandando la sosta per il caffè dopo le prime ore di cammino; del resto, è raro trovare locali aperti molto presto, e quindi ci si deve accontentare delle macchinette automatiche, ove presenti.
Nel frattempo si è fatto giorno e alle 9.30 siamo pronti per partire, non prima di fare ancora qualche foto ricordo con i pellegrini di Chicago e Bici, la simpatica signora più anziana, appena arrivata alla casa.
Non piove né fa freddo, ma c’è una nebbia che avvolge campi e orizzonti, creando paesaggi magici. I primi due chilometri si sviluppano sul percorso pedonale protetto che corre accanto alla strada asfaltata, il traffico è scarso e il contesto decisamente agricolo. Poi, finalmente, si lascia l'asfalto per addentrarci in stradine sterrate e sentieri tra distese di mais, pascoli rigogliosi e grandi capannoni per l’allevamento delle mucche frisona, quelle bianco-nere.
Suggestivi paesaggi agricoli
L'aria è pervasa dall'odore del letame, che attira anche molte mosche, un odore ruspante di campagna vera che non stona affatto con la fatica del cammino e che in fondo, dopo tanti chilometri, fanno parte del paesaggio. Poi ci sono le tanti piantagioni di eucalipto, con il loro buon profumo intenso, dove scopro una curiosa particolarità: le foglie degli alberi giovani sono rotonde e chiare, mentre invecchiando si allungano e diventano più scure.
Qui si vedono bene i due tipi di foglie sulla stessa pianta: quelle chiare e tondeggianti sono giovani, quelle allungate e più scure sono già più datate
L'alternanza di paesaggio è una caratteristica che si nota bene camminando
Noto che nelle guide e mappe, persino i nuclei abitati più piccoli hanno un nome preciso, ma camminando si incontrano invece pochissimi cartelli segnaletici di questi singoli gruppi di case. Spesso si attraversano i villaggi senza sapere come si chiamano; d'altronde, la vera guida dei pellegrini sono i cippi, posizionati strategicamente lungo il percorso: quelli sì che sono perfetti e infallibili.
Il percorso si snoda su saliscendi piuttosto dolci, rare volte c’è qualche tratto in salita o discesa più pronunciata. Il cammino è davvero molto rilassante. Nel frattempo è sparita la nebbia e il sole si lascia intravvedere tra le nuvole, riscaldando anche bene l’aria. Pellegrini ce ne sono pochi. In un lungo tratto molto solitario di quasi 5 km incrociamo un signore del posto che passeggia il suo bellissimo cane pastore tedesco. Ci suggerisce di andare a un determinato bar, che dice essere dopo la seconda collina facendo poi una piccola deviazione del percorso, dobbiamo dire che ci manda el ‘Hombre del monte con el perro Milù’…
Nel frattempo stiamo per superare due signori di mezza età che camminano nella nostra direzione. Sono di Madrid, viaggiano insieme e sembrano grandi conoscitori dei cammini. Uno si mette accanto a me e l’altro accanto a Vincenzo per chiacchierare mentre si cammina. Ci raccontano senza sosta dei loro viaggi insieme. Due parole in compagnia dei pellegrini fanno sempre piacere, ma altrettanto piacevole è vivere il cammino nel silenzio, godendo di ogni singolo suono del paesaggio. Quindi dopo un po’ siamo noi a suggerire loro di fermarsi a quel bar del 'Hombre del Monte', mentre noi proseguiamo oltre. Curioso è che uno di questi due signori si lamentasse del proprio compagno di viaggio perché chiacchiera troppo!
Noi proseguiamo fino al Bar Victoriano presso Santa Mariña, sulla strada asfaltata, dove facciamo una sosta con una spremuta a soli 2 €. Accanto al bar c’è stranamente (sono rari questi negozi lontani dalla città) un'ottima panadería, cioè un fornaio, dove compriamo due empanadillas (torta salata) di verdura e due enormi croissant, che qui in Spagna sono particolarmente grandi, nei bar li servono addirittura con la forchetta e il coltello.
Arriviamo a Vilar do Castro, un villaggio contadino in salita e piuttosto anonimo, dove ci sfugge la corretta segnaletica e prendiamo senza accorgercene il percorso alternativo che passa da Mazaricos. Faccio pure la foto del grande cartello che indica i due percorsi, ma non lo leggo mi limito a seguire le frecce gialle disegnate sull'asfalto.
Saliamo con una bella pendenza sul monte Aro, disseminato di pale eoliche. Fa caldo e l’unica segnaletica che incontriamo sono le frecce dipinte sul fondo stradale con vernice gialla o verde; non ci sono cippi né vediamo altri pellegrini, e così ci viene il dubbio.
Controllo l’App di Buen Camino, che mi conferma che siamo sul percorso alternativo, ma la destinazione è comunque quella giusta. Mi tranquillizzo e proseguiamo tra campi e bellissimi boschi, con tante felci tinte del rosso autunnale, in un continuo saliscendi che lascia poi il posto a una discesa continua. La zona è un esultanza di horreos, tutti belli da fotografare.
Sono le 13.30 e arriviamo poco prima di Mazaricos in una bella area di sosta attrezzata, dove ci fermiamo a pranzare al sole. Mangiamo pane biscottato all'aglio, formaggio e salame e, naturalmente, le empanadillas ancora calde e buonissime.
Mazaricos è un paesotto abbastanza grande e votato all'allevamento, infatti, in una piazza, campeggiano le sculture di un toro e di una mucca colorate, fatte di non so quale materiale, è il monumento alle vacche. Non vediamo molto altro.
Mentre proseguiamo sulla strada principale uscendo dal paese, vediamo scurirsi il cielo davanti a noi. Dopo 2 km rientriamo finalmente in un bellissimo bosco ed è lì che comincia a piovere. Ci organizziamo indossando le mantelle. Piove per una buona mezz’ora, a tratti anche forte. Arriviamo all’entrata della cittadina di Olveiroa bagnati dalle ginocchia in giù e, come d’incanto, smette di piovere.
La nostra Pensione As Pias è proprio sulla stradina principale, tortuosa e senza marciapiede, di questo piccolo borgo. Sono le 15:30 e alla pensione, che è anche un ristorante, c'è un gran baccano di gente che festeggia. Un cameriere ci offre due pezzetti di tortilla nel corridoio mentre consegniamo i documenti a una cameriera.
La stanza è sopra il ristorante, comoda e visto che siamo molto bagnati, mettiamo ad asciugare tutto con l'aiuto del fon. Siamo felici che per cena ci basti semplicemente scendere le scale. La location, gli arredi e le decorazioni sono molto particolari e il personale, nonostante la giornata impegnativa trascorsa tra i festeggiamenti, è davvero gentilissimo. Scegliamo il menu del pellegrino a 15 € con zuppa gallega, bistecchina di maiale con insalata e flan della casa, un pasto semplice ma molto buono.





































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