Ultimissimo giorno di cammino e arrivo a Santiago
Mi faccio la doccia in questo bel bagno moderno e bianco, con il piatto doccia completamente nero, lo vorrei proprio così anche a casa mia.
Sono le 9:00 e fuori è già chiaro, si preannuncia una bella giornata di sole. Facciamo colazione nella bella cucina della nostra ultima dimora sul cammino, “La casa di Maria”, dove ci sentiamo come fossimo a casa nostra. Prepariamo il borsone e lo lasciamo fuori nel patio, come convenuto, per il ritiro di Pilbeo, insieme ad altri bagagli già pronti.
Ci dispiace andare via da questa bella casa! Ma forse ci dispiace ancora di più lasciare proprio il cammino, infatti, oggi è il nostro ultimo giorno di camminata. La nostra meta è Santiago, ad appena 16 chilometri, dopo 10 giorni di cammino effettivo e un totale di 200 km. Ci rallegra pensare che siamo vicini alla meta, ma ci intimorisce l'idea che domani e dopodomani non avremo altre mete da raggiungere a piedi.
Sono le 9:30 quando siamo già in cammino, attraversando il ponte sul fiume Tambre e lasciamo la cittadina di Sigueiro. Poco dopo giriamo a sinistra per prendere il percorso alternativo, descritto come più bello e meno trafficato ma della stessa distanza: circa 6 chilometri. La traccia porta diritta alla piccola chiesetta di San Andrés de Barciela, che però è chiusa. Di fianco alla chiesa sale un sentiero tra alberi e vegetazione bassa che lascia intravedere le case di campagna nella vallata. Si attraversano ampi sentieri nel bosco, talvolta dominati da eucalipti e tante felci, poi da alberi misti e vegetazione più bassa, ma sempre in costante salita.
Non vediamo altri pellegrini, probabilmente avranno tutti preso il cammino ufficiale che scorre dall’altra parte dell’autostrada su insignificanti stradine secondarie, come descritto sul sito ufficiale. Ma il tratto alternativo si ricongiunge dopo 6 chilometri a quello principale, dove torniamo a vedere i cippi e tanti pellegrini, tutti diretti a Santiago. Passiamo accanto a qualche piccolo agglomerato di case, a una chiesetta e ad alcuni ultimi hórreos.
Prima di iniziare la lunga attraversata della periferia di Santiago c'è nuovamente una biforcazione del percorso che si divide con due possibilità di uguale distanza. Noi scegliamo quella che su Google Maps sembra passare da un ultimo tratto di bosco, segnato come il “bosco incantato”, il nome ci incuriosisce non poco! E difatti, dopo poco varchiamo l’ingresso di un bosco fitto, popolato da vari tipi di alberi; il sentiero è sinuoso e collinoso, un continuo dolce saliscendi, e il panorama diventa magico. Le chiome sono sempre più alte e lasciano passare meno luce, i tronchi sono coperti di muschio e di piante rampicanti che lasciano penzolare lunghi rami dall’alto, rivestiti da un fogliame autunnale dai mille colori. È davvero splendido, bellissimo: "incantato" è proprio la parola giusta!
A metà strada ci imbattiamo in un McDonald’s, dove ci sediamo ai tavolini all'aperto per consumare il nostro pranzo al sacco sotto un cielo plumbeo, approfittandone anche per usare i servizi. Ora siamo pronti per entrare nel cuore della città. Troviamo aperta la chiesa di Santa Chiara con il convento, ma il timbro non ce l’hanno nemmeno qui.
Siamo nel centro di Santiago: le stradine sono molto pittoresche e regalano alcuni scorci davvero belli. Sono le ore 14:00 quando entriamo trionfanti in Piazza dell'Obradoiro. Il cielo è grigio, ma la piazza è in festa con tutti i pellegrini che hanno un grande sorriso stampato in faccia, felici di essere arrivati, di avercela fatta. L’agognato momento va immortalato, quindi via a fotografie e selfie!
Ci manca ancora un ultimo passaggio: andare a ritirare la Compostela, ovvero il certificato che attesta la nostra impresa. Pensando di fare qualcosa di ancora più straordinario, spiego l'itinerario che abbiamo seguito, con un totale di 200 chilometri spezzato però negli ultimi trenta. E questo, purtroppo, non è consentito: non si calcola il cumulo dei chilometri, ma bisogna averne percorsi almeno 100 tutti in un’unica soluzione prima di arrivare a Santiago. Quindi, invece della Compostela, riceviamo comunque un bel “certificato di partecipazione”.
Adesso possiamo andare contenti alla nostra dimora prenotata per due notti: il Monastero di San Pinario, lo stesso dove avevamo pernottato la prima sera, quando quest’avventura era iniziata. Ormai ci muoviamo con disinvoltura in questo grandissimo complesso così suggestivo. La nostra stanza è identica a quella della prima notte: sono le ex celle dei monaci, tutte uguali ma sapientemente riadattate per i pellegrini degli anni Duemila.
Torniamo delusi all’albergo, ma ci consola il fatto che sia già l’ora della cena nella sala del monastero. Questa volta ci servono petto di pollo con patatine, l’immancabile tortilla e qualche altra pietanza di carne di cui non ricordo il nome. È stata una giornata intensa, ricca di emozioni e di pensieri: alla fine, tra un passo e l'altro, abbiamo macinato ben 19,5 chilometri!

Purtroppo mi ricordo sempre troppo tardi di fare la foto al piatto, appena arriva in tavola - la fame, o meglio l'appetito è sempre grande!
Lunedì 30 settembre
Oggi non abbiamo nessuna meta da raggiungere a piedi. Ci sentiamo mancare qualcosa: è insolito non preparare gli zaini per partire. Scendiamo nell'ex refettorio dei monaci e ci godiamo una buona colazione. Poi andiamo a scoprire la città, con la speranza di riuscire finalmente ad assistere al rito del botafumeiro (che in galiziano significa letteralmente "butta-fumo").La giornata è cupa, nebbiosa e piovigginosa, ma non fa freddo. Facciamo un giro e acquistiamo i biglietti per la visita alla Cattedrale e ai suoi tetti programmata per il pomeriggio. Alle 11:30 siamo nuovamente seduti sugli stessi banchi di ieri nella Cattedrale di Santiago, con la speranza di avere più fortuna. Anche perché notiamo un gran fermento di giovani religiosi e molto personale di servizio per l’organizzazione in chiesa: gli spazi si riempiono velocemente e poi vediamo salire in processione sul presbiterio una lunga fila di sacerdoti con le tonache bianche e rosse, che via via prendono posto dietro l’altare. La messa ha inizio ed è particolarmente solenne, dato che i concelebranti sono molti e c’è persino un prete che sale sul pulpito a cantare in gregoriano.
Alle 17 abbiamo la visita guidata ai tetti della Cattedrale, questa è davvero straordinaria! La guida è bravissima a coinvolgere il gruppo e a spiegarci un sacco di storie curiose e interessanti. È un'esperienza affascinanti che consiglio assolutamente di fare!
Torniamo all’albergo per sistemare per l’ultima volta i bagagli, organizzandoli questa volta per il viaggio in aereo. Vincenzo si sbarazza delle sue vecchie scarpe ormai logore, mentre io sistemo con cura le conchiglie raccolte.
Scendiamo per l’ultima cena al monastero, ci servono un’ottima zuppa di ceci e lesso, fagiolini con ceci, carne di maiale con patate lesse, dolce e vino. Oggi non contiamo più i chilometri percorsi, ma custodiamo stretti i ricordi di un viaggio splendido, un cammino che ci ha riempito di energia e di spirito positivo. So già che presto vorrò intraprendere un altro cammino...
Intanto, domani si torna in Italia.
Zuppa di ceci e un panorama notturno per congedarci da Santiago
















































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