Mercoledì 25 settembre
Quando mi sveglio vedo la stanza della nostra dimora a Frixe al buio e dalla finestra senza imposte c’è solo oscurità e tanta umidità. Piove proprio. Ci sistemiamo per affrontare una giornata sotto l’acqua. Le previsioni sono nefaste. Si parla addirittura di allerta arancione per tutta la Galizia, soprattutto nel pomeriggio. Abbiamo dei copri-scarpa in plastica/gomma che sembrano robuste, inoltre abbiamo ghette, mantelle e cappello antipioggia. Oggi ci mettiamo anche il piumino per la prima volta, chissà, forse farà anche freddo. Il borsone per Pilbeo è pronto, i nostri zaini pure.
Andiamo a fare colazione nella bella sala vetrata dove abbiamo cenato la sera prima. Siamo gli unici clienti, la signora ci prepara i caffè, il latte freddo per Vincenzo, pane e marmellata.
Alle 9.30 siamo sulla strada provinciale suggerita dalla signora dell'albergo invece di prendere il percorso ufficiale del cammino che attraversa prima il paesino e poi una stradina di campagna. Percorriamo 1,5 km su strada asfaltata e trafficata che ci lascia complessivamente un ricordo poco piacevole di questo posto.
La giornata è decisamente umida, anche se non c’è ancora una vera pioggia. Finalmente si ritorna sul percorso con i cippi e si entra in un bosco, dove vediamo altri pellegrini avvolti nella nebbia: un panorama davvero suggestivo. I nostri copri-scarpa sembrano tenere bene per ora.
La cura con cui vengono tenuti i cippi segnaletici
Il cammino attraversa campagne aperte e tanti boschi, passando anche da alcune piccolissime località, segnalate questa volta dai cartelli come Morquitian e Xurarantes. Il paesaggio è sempre fiabesco: nella nebbia spuntano soltanto i numerosi hórreos in pietra, davvero tantissimi.
Villaggio di Morquintián
Non piove e non fa neanche freddo; anzi, ci dobbiamo togliere i piumini sotto le mantelle perché troppo caldi. La temperatura si aggira intorno ai diciassette gradi e voglio ricordarmelo: a questa temperatura si cammina benissimo anche con i pantaloni risvoltati, una leggera felpa e basta. Nonostante il clima, faccio tantissime fotografie, con l’intento di lasciare impresso in ogni scatto quest'atmosfera così particolare.
Le prime due ore e mezzo di cammino sono in leggera ma costante salita. Arrivati alla parte più alta del Monte Facho da Lourido, ci troviamo in un'area dove si sentono rumori simili a quelli di un aereo in fase di atterraggio; il suono è però continuo e non si vede alcun velivolo, così deduciamo che sia provocato dal vento mentre fischia tra i piloni dell’alta tensione visibili in lontananza. È un effetto sonoro davvero forte e curioso.
Il bosco con gli strani sibili del vento
Superate le poche case di Xurarantes, si prosegue lungo una strada asfaltata che inizia a scendere verso il mare che finalmente si scorge sulla nostra sinistra. Poco dopo, davanti a noi si apre una bellissima baia con un’estesa spiaggia di sabbia chiara e un'incredibile acqua azzurra, che si distingue bene nonostante la nebbia. Le descrizioni di queste acque le definiscono chiaramente: belle, azzurre e insidiose! Siamo pur sempre sulla Costa da Morte della Galizia, affacciata sull’Oceano Atlantico.
Da lì ci mancano appena due chilometri alla nostra destinazione. Entriamo nell’abitato di Muxía costeggiando il mare in burrasca. Ora pioviggina più forte e il vento si fa sentire, facendo svolazzare le nostre mantelle. Un signore sta uscendo da casa sua, ci salutiamo e scambiamo due parole sul clima: ci dice che 360 giorni all'anno sono così, proprio come oggi! Non sembra davvero un bel posto in cui abitare.
Il nostro albergo si trova sull’angolo di un incrocio nel centro cittadino: è l’Habitat CM Muxía, dove «CM» sta proprio per Costa da Morte. La reception è un quadratino di un metro quadrato all'ingresso, dove ci accalchiamo in diversi pellegrini, per lo più bagnatissimi tra arrivi e partenze. Nonostante la confusione, la receptionist è molto gentile e veloce.
C'è solo un piccolo problema: non vediamo il nostro bagaglio. La signora capisce al volo e intuisce che sarà stato erroneamente depositato nell’altro loro albergo, situato a cento metri di distanza. Sbrigate le formalità burocratiche con tutti i pellegrini, ci accompagna di persona all'altra struttura ed è lì che ritroviamo il nostro borsone, oggi più che mai prezioso per poterci finalmente cambiare e metterci con i vestiti asciutti.
La stanza è piccola ma comoda, c’è un bel bagno con una porta-finestra e un mini-balconcino che lasciamo spalancato, ma soprattutto c’è un potentissimo phon per asciugare la nostra roba. Scopriamo che i nostri copri-scarpa sono stati del tutto inutili: sotto sono lacerati e sopra hanno fatto entrare l’acqua, tant'è che abbiamo i piedi completamente bagnati. Appendiamo le mantelline in bagno e ci dedichiamo all'asciugatura di scarpe e piedi.
È l’ora di pranzo, abbiamo fame e ci arrangiamo con quello che troviamo negli zaini e nel borsone: pane, formaggio e salame. Non è ancora il momento di riposare, perché dobbiamo uscire per arrivare alla punta della penisola e vedere il faro e il santuario della Vergine della Barca, meta obbligata di ogni pellegrino.
Ci infiliamo nuovamente le scarpe umide, ci copriamo con le mantelle e usciamo per affrontare quel chilometro di strada che porta al faro. Il centro cittadino finisce in fretta e lascia spazio a una passeggiata in pietra che, con il bel tempo, dev’essere magnifica; ora, invece, dobbiamo quasi aggrapparci al muricciolo laterale per non essere portati via dal vento. Facciamo fatica a camminare, le mantelle svolazzano in aria, ridiamo, ma riesco persino a scattare qualche foto.
Arriviamo al primo piazzale con l’imponente scultura in granito rossiccio A Ferida (La Ferita), un'opera donata al Comune di Muxía come tributo ai volontari intervenuti per aiutare la popolazione galiziana in occasione del naufragio della petroliera Prestige, avvenuto il 13 novembre 2002 e causa di un ingente sversamento di petrolio sulle coste.
Un poco più giù, verso la punta della penisola, c’è la cappella della Virxe da Barca, dove ci rifugiamo velocemente per sfuggire al fortissimo vento. Visitiamo gli interni, compreso il nutrito negozietto di souvenir, ci facciamo mettere i timbri sulla credenziale e poi usciamo di nuovo alle intemperie.
Chiesa della Virxe da Barca
Vincenzo riesce a scendere verso il faro passando tra enormi blocchi di granito grigio, levigati dal tempo. Si dice che una di queste rocce abbia proprietà miracolose perché, nonostante la mole, dondola; purtroppo non possiamo verificarlo di persona, dato che il vento è davvero troppo forte e dobbiamo battere in ritirata.
Tra i lastroni di granito che si vedono dietro la chiesa, c'è la 'roccia miracolosa'
Il Faro di Muxia
Scegliamo un percorso diverso per il ritorno, più riparato dalle raffiche, e arriviamo presto nella cittadina, che vanta un bel lungomare e il suo porticciolo. Facciamo la spesa in un piccolo supermercato e rientriamo in albergo per sistemarci in vista dell'indomani. Vincenzo si mette all'opera con il phon per asciugare scarpe, pantaloni e il resto dell'attrezzatura, mentre io sistemo un telo sul letto per goderci la cena: una empanada gallega ancora calda, insalata, affettato e frutta.
La nostra cena sul letto!
Nella notte siamo costretti a chiudere ben bene tutte le finestre a causa del forte vento che continua a infuriare fuori. Del resto, non è stata una camminata lunghissima oggi: appena 17 chilometri, ma è stata la nostra primissima giornata di brutto tempo.
































































Commenti
Posta un commento