2° tappa - Da Negreira a Vilaserio

La Galizia si svela

Venerdì 20 settembre

Questa di oggi è una tappa piuttosto breve per spezzare il lungo tratto ufficiale di quasi 34 km in due tappe più corte. Si prevedono circa 14 km.

Mi sveglio presto nella bella mansarda del quinto piano a Negreira. È ancora buio. Intanto preparo il borsone per Pilbeo. Persino Vincenzo si alza relativamente presto per le sue abitudini, anche perché siamo andati a dormire altrettanto presto. Le solite abitudini serali di casa: la lunga cena, la TV, la lettura, qui perdono di senso. La sera rimaniamo invece immersi nel rivivere i dettagli della giornata appena trascorsa, lasciandoci già catturare dall'immaginazione e dall'attesa per il domani. 

Per la colazione abbiamo quasi tutto, tranne il caffè: tocca scendere alla macchinetta vicino alla reception dell’ostello. Non è un granché, e il mio è pure zuccherato, ma ci godiamo comunque la nostra colazione in mansarda, con la vista che si apre fuori dalla finestra ancora immersa nel buio dell'alba. 

Partiamo con comodo poco prima delle 10 e visto che le previsioni sembrano portare un po’ di pioggia, portiamo tutto l’occorrente con noi, il resto lo lasciamo nel borsone per Pilbeo. Appena fuori da Negreira, dopo la curiosa statua dell’Emigrante, che viene omaggiato in tantissime località, prendiamo il breve percorso alternativo lungo il fiume Barcala

Negreira - struttura ad archi in stile barocco-rinascimentale di origini mediavali - Pazo do Cotón - quella che fu un'importante residenza nobiliare galiziana.

Negreira - Monumento all'immigrante

Il percorso alternativo è un bellissimo sentiero in uno splendido bosco. L’aria è fresca. Qui non ci sono i cippi con le indicazioni dei km e Vincenzo non è per niente convinto di prendere le alternative, anche se inserite sui siti ufficiali. Lui preferisce seguire i cippi ufficiali. Infatti non vediamo altri pellegrini, ma il mio GPS mi indica che siamo sul percorso giusto. C’è poi una seconda parte del percorso in leggera salita su sentiero più sconnesso, ma semplicissimo. Vincenzo si lamenta, non della difficoltà ma del fatto che non vede i cippi e non è il percorso ufficiale. L’ultimissimo tratto di appena 100m invece è un pezzetto più difficile in salita e Vincenzo perde un po’ la pazienza! Ma appena arrivati in cima raggiungiamo il cammino ufficiale con il cippo e la calma torna a regnare. 

Sentiero alternativo lungo il fiume Barcala
Con ampi spazi verdi, cascatelle e boschi

Anche qui in questo parco fluviale ci sono le aree sosta attrezzate

Comunque oggi, vediamo molta meno gente di ieri, forse i pellegrini sono partiti di buon ora? La giornata è coperta ma non fa per niente freddo, anzi, si sta bene anche in maglietta. Dopo qualche ora di cammino Vincenzo inizia ad avere problemi con un piede, si ferma, si sistema prima il calzino, poi la soletta, poi le dita. Dopo varie soste, il fastidio sembra risolto. 

I paesaggi sono stupendi, passiamo da grandi aree agricole con lunghissime piantagioni di mais a meravigliosi boschi di eucalipto, per poi addentrarci in campi aperti con animali al pascolo, il tutto immerso in una leggera ma costante salita. I villaggi, a vocazione prettamente agricola, sono un trionfo di hórreos, e nelle case e costruzioni sono molto ricorrenti le decorazioni a forma di conchiglia: che siano vere, incastonate e cementate sulle pareti o nelle colonne dei portoni, o riprodotte come scudi dorati su cancelli e porte.

Boschi e piantagioni di mais

L'allevamento al pascolo è una caratteristica galiziana
Qui si vede come un antico horreo è stato inglobato in una moderna tenuta

Un po' di storia

La conchiglia, nello specifico la capasanta, è il simbolo universale dei pellegrini che arrivano a Santiago de Compostela. Storicamente, raccogliere una vera conchiglia sulle coste galiziane dell'Atlantico (dove questo mollusco abbonda) e portarla a casa era la prova tangibile che il pellegrino aveva completato il lungo viaggio. Inoltre in origine la conchiglia non era solo un ornamento, veniva usata dai pellegrini come tazza o ciotola per bere l'acqua dai ruscelli lungo i sentieri.

Le linee a raggiera della conchiglia invece, rappresentano i diversi sentieri di tutta Europa che convergono verso un'unica meta, Santiago. Molte persone pensano ancora che il Cammino di Santiago sia uno soltanto, unico. In realtà sono una cinquantina i percorsi storici principali protetti e mappati dalla FEMP (Federación Española de Municipios y Provincias) e gli enti ufficiali di promozione turistica, anche se i più famosi sono appena una diecina

Inoltre sono da considerare anche tutti i cammini Europei che convergono verso quelli spagnoli, come si vede in questa mappa del sito web caminosantiago.org

Le conchiglie sono state cementate nella cornice del cancello, e lo stesso cancello riprende i raggi tipici della conchiglia
Anche le moderne cancellate riportano il simbolo della conchiglia

Siamo in terra galiziana, all’estremo nord-ovest della Spagna, una zona con molti boschi e una rigogliosa vegetazione grazie anche alle frequenti piogge. È anche zona agricola dove appunto gli horreos, i granai, sono una costante paesaggistica, tanto che ho creato un album di oltre 200 foto di horreos condiviso in questo link.

Horreo sul ciglio di una strada
Grandi piantagioni di mais
Vaste aree per il foraggio del bestiame
Magiche vedute sulla campagna galiziana

Vogliamo fare sosta al bar di Alto da Pena dove saliamo la ripida scalinata sul retro del locale, non c’è nessun cliente, uso il bagno ma non possiamo sederci fuori ai tavolini per consumare il nostro pranzo. Sale anche una coppia giovane di pellegrini con i quali facciamo una lunga chiacchierata, lui è rumeno e lei ticinese di Berna, psicologa per i tossicodipendenti. Ci raccontano di essere dei camminatori, soprattutto in Svizzera, dove abitano. Lei molto simpatica e loquace mi racconta delle sue manie igieniche e le fobie per gli insetti… Condizione non ideale per andare di ostello in ostello!   

Proseguiamo il nostro cammino e ci fermiamo poco dopo in una piazzetta con la solita croce, il cruceiro, e dei tavolini con panche in pietra per la sosta pranzo con le cose buone che abbiamo nello zaino. È soleggiato e si sta benissimo, fortunatamente le previsioni di pioggia non si avverano. Le soste sono sempre brevi, siamo sempre curiosi di vedere come prosegue il percorso.

Passiamo da altri bei boschi che prendono già il tipico colore caldo dell'autunno, i sentieri sono davvero semplici e bellissimi.

Boschi autunnali

Passiamo da qualche piccola località dove si concentrano gli horreos, ma un'altra caratteristica sono i lavatoi. Queste strutture si vedono molto spesso nei pressi dei centri abitati, sono i lavatoi dove una volta le contadine lavavano i panni con l'acqua corrente di qualche sorgente. Oggi non vengono più utilizzate, ma sono state quasi tutte restaurate perfettamente e qualcuna ha ancora l'acqua che scorre nelle vasche.

Horreo su un pendio
Lavatoio con ancora l'acqua proveniente da una sorgente, infatti sul lato destro c'è una fontana con acqua potabile per i viandanti
Boschi e sentieri perfetti

Superiamo la località di Portocamiño e prendiamo una variante consigliata dall’applicazione ‘Buen Camino’ per evitare il tracciato ufficiale su strada asfalta. Le due vie corrono parallele, ma quella alternativa si snoda tra i campi con un continuo saliscendi e qualche pendenza più marcata. 

I terreni sono prevalentemente coltivati a mais, ma nell'aria si avverte un forte odore di letame, accompagnato da una certa insistenza di mosche, infatti, la zona è anche dedita all’allevamento di bestiame.

Percorso alternativo tra campi di mais e di pascolo
Con saliscendi talvolta marcati
Un bel cammino in solitaria

Camminiamo da soli, non vediamo altri pellegrini, la strada sterrata è bellissima e sulla nostra sinistra in lontananza, si scorge ogni tanto la provinciale del percorso ufficiale dove passano tante macchine. Dopo 3 km ci si ricongiunge al percorso ufficiale dove vediamo nuovamente altri pellegrini e Vincenzo ritrova i suoi cippi. Dopo appena 500 metri di discesa arriviamo dritti dritti alla nostra prossima dimora: Casa Vella, immersa nel piccolo borgo rurale di Vilaserio. È una bella abitazione di campagna circondata da un grande giardino, in parte coltivato a orto. All’ingresso ci accoglie un hórreo antico, con le pareti in legno verniciate di rosso. Due signore sembrano aspettarci sull'uscio di casa.

   
Il cartello di benvenuto del nostro albergue
Una location perfetta per questa casa colonica

Sono Isabel e Bici, probabilmente figlia e mamma, proprietarie del casolare e sono molto simpatiche, soprattutto la anziana, un po’ sorda ma sempre sorridente! La casa è tipica di campagna, tutta in pietra, ben restaurata ma senza toccare quel atmosfera casalinga di vissuto. Ci sono un grande camino, divano e poltrone colorate, mobili in legno scuro, una libreria con tantissimi libri, il soffitto basso con grosse travi di legno e il pavimento ancora originale di pietre consumate. E c’è il nostro bagaglio che ci aspetta. Entriamo subito in sintonia e ci sentiamo già a casa. Paghiamo la stanza 50€ in contanti più la prenotazione per la cena €12 a testa.

Soggiorno accogliente con grande camino e libreria

Isabel ci accompagna alla stanza prenotata che, a sorpresa, si rivela essere un bellissimo appartamentino. Saliamo le scale, attraversiamo una delle camerate con tanti letti, tipiche degli ostelli e, oltrepassata una porta, lo spazio è tutto per noi. C'è un piccolo ingresso con delle poltrone e due porte: una conduce al bagno con doccia e un bel lucernario; l'altra, a vetri, si apre sull'ampia camera da letto, magnifica, con due letti enormi e due finestre incastonate nella massiccia parete in pietra. Una casa colonica in tutto il suo splendore, sperduta in un borgo di appena quattro case.

L'ampia camera da letto con due letti e due finestre!

Curiosa sistemazione: il lavabo nell'ingresso

Sono appena le quattro del pomeriggio e mi siedo fuori in giardino per godermi la tranquillità del posto. Chiedo a Bici, la signora anziana, un caffè con poco latte, dopo pochi minuti mi porta sorridente un bicchiere pieno di latte macchiato con un cucchiaino di caffè istantaneo e un dolcino confezionato. Pazienza. Ci sono già altri pellegrini che sostano nel giardino e altri in arrivo.

Casa Vella è una vecchia casa contadina molto ben restaurata con grande giardino e anche un orto

La sera, alle 19.15 esatte, Isabel chiama tutti noi pellegrini a cena, come fa una mamma con i suoi figli. A tavola siamo in nove, in un ambiente molto familiare e accogliente. C'è una signora danese di mezza età con i capelli lunghi grigio-biondi, una mamma con il figlio quarantenne di Chicago, due signore non giovani di Monaco di Baviera che non spiccicano una parola e che sembra non gradiscano nemmeno il cibo, un belga abbastanza giovane e un italiano di mezza età di Bergamo, e precisamente di Scanzorosciate!

La bella tavolata e compagnia

La cena è buonissima, preparata da loro nella cucina di casa con i prodotti dell’orto: gustiamo un’ottima zuppa di verdure, e a scelta una classica ‘tortilla de patata’ o della carne arrosto con riso e insalata mista. Per dessert, una mousse di mele sormontata da un cucchiaio di yogurt fatto in casa. Tutto squisito, e le due signore di casa sono simpaticissime! Vincenzo e il bergamasco ordinano due bottiglie di vino a otto euro l'una e rimaniamo a chiacchierare a lungo, a cui si aggiungono Diane e Gabriel, madre e figlio venuti da Chicago: lui ha invitato la mamma a vivere questa straordinaria avventura, e lei si sente davvero immersa in un’esperienza incredibile. Il bergamasco Beppe, invece, è un vero habitué dei cammini e ogni volta ne sperimenta uno nuovo, dice che quello più duro è stato quello della meseta sul Cammino francese.

Zuppa di verdure
Tortilla di patate con insalata dell'orto
Carne arrosto con riso e insalata mista

Dopo una bella serata ci infiliamo finalmente nei nostri letti, accolti da un bel piumone caldo. Le finestre con i doppi vetri sono prive di imposte, ma fuori regna un buio pesto. Oggi abbiamo percorso solo 15 chilometri. La notte piove.

Al prossimo episodio - 3° tappa

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