Lunedi 23 settembre
Ci svegliamo di buon'ora, ma fuori è già abbastanza chiaro. Anche oggi abbiamo la possibilità di fare colazione direttamente all’albergo, nella saletta accanto al bellissimo terrazzo di fronte alla baia. Purtroppo fa ancora troppo freddo per sedersi fuori. Ci sono già alcuni pellegrini seduti ai tavoli che vengono serviti da Rocío, con la colazione completa a 7 Euro/pax. Noi optiamo per una colazione meno ricca, quindi preferiamo farla per conto nostro, acquistando solo il caffè. Gentilmente, la proprietaria ci concede di sederci accanto agli altri pellegrini, con cui scambiamo subito alcune parole. Intanto vediamo la ragazza danese che ci saluta con un grande sorriso; è visibilmente più rilassata rispetto alla giornata di ieri. Poi c’è una coppia spagnola che mi dà ottime indicazioni per un percorso alternativo nei prossimi giorni e una signora californiana un po’ eccentrica: tutti pellegrini e camminatori.
Il percorso di oggi è prevalentemente lungo la costiera di una delle grandi insenature che caratterizzano questo angolo di costa galiziana, fino ad arrivare a Finisterre, ‘la fine delle terre’.
Poco prima delle 10 siamo in cammino per dare un ultimo saluto alla bella cittadina di Corcubión, con le stradine ancora deserte. Ma appena fuori dal centro vediamo già diversi pellegrini in cammino. Saliamo dei bei sentieri sul monte alle spalle della cittadina, da dove si ha una vista panoramica sull’abitato e la sua pittoresca baia. Anche qui ci sono tanti horreos, un antico lavatoio restaurato e belle case di campagna che offrono ai pellegrini le cose più disparate, ma sicuramente utili.
Sui muriccioli di recinsione c’è chi lascia per i pellegrini delle mele da prendere ‘gratis’, come indica un cartello, chi ha messo un bidone d’acqua potabile da dove riempire la propria borraccia, ma si trovano persino acqua ossigenata, disinfettante, cerotti e addirittura singoli assorbenti interni ben sigillati! E spesso si trova anche la possibilità di mettere un timbro sulla credenziale! Sono davvero fantastici i cittadini di queste località, e i pellegrini ringraziano sempre con qualche moneta lasciata nell’apposita scatolina.
Attraversiamo una prima parte boschiva in altura, lontana dalla costa, poi il percorso scende nuovamente verso il mare, costeggiando tutta la baia fino a Finisterre. Siamo molto entusiasti di avere il mare sempre vicino. Il tempo è coperto, ma con una temperatura perfetta per il cammino. A noi la costa e l’aria di mare piacciono decisamente molto. Ad Estorde, evidente località balneare, ma non in questa stagione, arriviamo sulla prima spiaggia, una piccola insenatura con un arenile molto ampio, racchiusa ai lati da alcuni scogli. L’acqua è uno specchio, immobile. Nella baia sosta un veliero al largo, il cielo è coperto e si confonde con l’orizzonte: l’immagine complessiva è uno splendido quadro! Facciamo una breve sosta per ammirare il quieto panorama. C’è un bar sulla strada, pieno di pellegrini, ma la cosa fantastica è che ci sono dei servizi igienici esterni, aperti per tutti. Una struttura in legno con bagni pulitissimi!
Continuando sulla strada litorale, passiamo dalla località di Sardiñeiro, dove scendiamo sulla bella spiaggia cittadina per poi risalire in paese da stradine strette e curiosi horreos, struttura usata persino come cassetta per la posta.
Risaliamo un promontorio con un lungo tratto boschivo molto bello che nasconde ai suoi piedi una piccola insenatura da raggiungere con un sentiero ripido e serpeggiante: la baia di Coído da Punta.
La discesa verso il mare è semplice. Troppo bello per non andarci. La spiaggetta è deserta e il posto è meraviglioso. Vincenzo si toglie le scarpe e si gode l’acqua fresca, un sollievo per i suoi piedi! Io faccio una passeggiata sul bagnasciuga letteralmente coperto da incredibili conchiglie, grandissime e grosse. Ne scelgo una decina da portare a Santiago, come detta la tradizione, per attestare il completamento del Cammino!
Perchè la conchiglia è il simbolo del Cammino di Santiago?
La leggenda vuole che il corpo di San Giacomo sia stato trasportato in Galizia su una barca di pietra guidata da angeli, approdando sulla costa galiziana spinto dalle conchiglie. La capasanta diviene così il simbolo del pellegrinaggio verso Santiago. Le sue striature che convergono in un unico punto, invece, simboleggiano i vari percorsi che i pellegrini possono intraprendere, tutti convergenti verso Santiago de Compostela. Ecco perché i pellegrini portano una conchiglia appesa allo zaino o al collo, come amuleto o ricordo del cammino.
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Facciamo la nostra sosta pranzo in questo piccolo paradiso e risaliamo poi il costone verso il bosco. La risalita è decisamente più faticosa, ma il paesaggio è splendido! Ormai mancano pochi chilometri per Finisterra, Finisterre o Fisterra (come dicono qui in Galizia), che percorriamo sul lungomare pedonale costeggiando una lunga spiaggia sulla baia di Langosteira, con parchi, sentieri e passerelle molto ben curate e aree fitness con attrezzi fissi, liberi per il pubblico. Come avevo già visto sul Cammino della Costa portoghese, anche qui ci sono le docce aperte e gratuite disponibili per tutti, un servizio che mi aveva già meravigliato tanto quella volta.
Troviamo però anche un bel cartello che informa sulla presenza delle tante conchiglie in queste spiagge e sulla necessità di lasciarle al loro posto. Mi assale un grande scrupolo di coscienza, ho lo zaino pieno di conchiglie. Non è comunque uguale comprarle nei negozi? Almeno queste sono veramente della costa galiziana, gli amici apprezzeranno! Prima di entrare nell’abitato centrale di Finisterra si passa da un lungo parco alberato e perfettamente attrezzato lungo la spiaggia, bellissimo! Poi si sbuca in una stradina stretta senza marciapiede in leggera salita, e dopo 500 metri, in uno slargo dove campeggia un antico horreo, troviamo il nostro albergo ‘Il Faro’.
Nuovamente rimaniamo sorpresi dalla struttura, nuovissima, con un’ampia reception dove il personale gentilissimo si presenta parlando in italiano! La nostra stanza è sullo stesso piano, spaziosa, moderna e luminosa. Un grande bagno e una grande finestra dà su uno spazioso terrazzo. Abbiamo tre letti, un tavolino e due sedie. Gli armadi sono aperti, senza ante, ormai una costante, in realtà molto pratici e facili da tenere puliti.
Sono le ore 15 e lasciamo l’albergo per andare alla meta obbligata del posto: il Faro di Finisterre! Scendiamo pochi metri verso il porticciolo e ci troviamo alla fermata degli autobus con molti pellegrini in attesa. Moltissimi, infatti, decidono di arrivare camminando fino a Finisterre, poi prendere l'autobus per ritornare a Santiago in appena due ore e mezza, evitando di rifare lo stesso tragitto al ritorno. Poco lontano dalla fermata e davanti al porticciolo c’è una grande rotonda con l’immancabile monumento all’Emigrante.
Attraversiamo il centro cittadino, decisamente più movimentato degli altri centri visti finora. Passiamo per le caratteristiche stradine strette e la bella piazza della Costituzione, per poi prendere il sentiero accanto alla strada principale che sale sul promontorio del faro, situato sulla punta della penisola. Ci sono tantissimi pellegrini, sia che vanno verso il faro sia di ritorno. In effetti dobbiamo schiacciarci contro il guardrail per riuscire a passare quando ci incrociamo con gli altri pedoni. Ci sono senz’altro scorci molto panoramici, ma la vicinanza al traffico della strada e la quantità di pellegrini sul percorso rendono i 2 km del cammino non particolarmente piacevoli.
Il cielo è poco nuvoloso, non c’è vento e la temperatura è gradevole. A metà strada c’è un bel monumento in ferro dedicato al pellegrino, con una mantellina, una piccola sacca intorno alla vita e un cappello a falde larghe con il simbolo della conchiglia in fronte. Arriviamo sulla cima del promontorio dove c’è un ampio piazzale con una croce, delle sculture a mosaico, l’edificio del faro e un bel cippo recante il km 0,000. Ci sono moltissime persone, non solo pellegrini a piedi ma anche escursionisti in macchina e camper, ma la vista è davvero splendida!
Giriamo intorno all’edificio del faro e scendiamo dal promontorio dalla parte del mare, percorrendo un sentierino tra rocce e scogli. Il cielo è blu, ma qui tira parecchio vento fresco. Il mare è uno spettacolo: da una parte si vedono nella foschia degli isolotti spuntare dalle acque. Tutto intorno una grande distesa d'acqua.
Finisterra:
Qui finisce la terra! È quello che consideravano i Romani e i popoli antichi finché non sono state scoperte le altre terre. Un po’ veniamo suggestionati da questo pensiero e ci sembra di essere davvero arrivati all’estremo del mondo! Con dei profondi respiri proviamo ancora a riempirci l’animo di questa incredibile atmosfera prima di riprendere la via del ritorno.
Decidiamo di ritornare in città per un percorso alternativo che passa in mezzo al promontorio della penisola anziché dalla strada tanto trafficata. Qui, infatti, non ci sono più pellegrini. Saliamo sulla cima del promontorio, dalla quale abbiamo ancora una bellissima vista su tutta la punta del faro, poi si entra nei boschi di alberi molto alti e con ampi sentieri. Dopo 4 km si scorge l’altro lato della penisola, le sue baie e le sue spiagge. Da un punto preciso si vedono i due lati della penisola, le due spiagge che quasi si toccano, distano infatti appena 1 km l'una dall'altra. Questo percorso è decisamente molto più bello di quello ufficiale accanto alla strada provinciale.
Presto siamo nella cittadina, dove facciamo la nostra solita spesa, aggiungendo però un bel taglierino dal bazar dei cinesi sotto l’albergo. Un taglierino con il quale Vincenzo fa un lungo taglio laterale alla scarpa sinistra, che sarà finalmente la soluzione definitiva ai dolori delle dita del piede.
Ceniamo nella bella stanza d’albergo con gli avanzi di Tio Moncho, insalata, pomodori, pane, formaggio e una bottiglia di vino bianco. La giornata è stata perfetta! Alla fine, il contapassi segna 22.5 km.















































































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