Hornillos – Hontanas – Convento San Anton – Castrojeriz – Salita Mostelares – Puente Fitero – Itero de la Vega
È un venerdì di fine aprile, la giornata inizia con una pioggerellina.Scendo per fare colazione giù dove la brasiliana è già all’opera a cuocere le uova per alcuni pellegrini. Ieri con il gestore avevo prenotato la colazione da 5 € anziché quella da 7 € che prevede anche le uova e l’affettato, noi preferiamo quella semplice, caffè e cornetto o tostate con la marmellata. Visto che non ci sono tavoli liberi mi siedo accanto a una coppia inglese con colazione da 7€, volevano subito condividere con me, ma il gestore è venuto di corsa per mettermi in un altro tavolo con le porzioni di marmellata dimezzate… Scende anche Vincenzo, per noi andava benissimo comunque. Ci facciamo fare anche un bocadillo con chorizo (salame) da portare via per Vincenzo, io ho i resti della cena, insalata e riso alle verdure.
Sono le 8.50, la giornata è grigia, pioviggina ma fa caldo, e non serve neanche il poncho di plastica leggera, basta il semplice k-way. Oggi ci aspetta una lunga giornata di cammino, quasi 31 km con diversi punti di ristoro però. Ancora non sappiamo che ci aspetta una salita molto pronunciata che ci metterà a dura prova!
Ginestre o varietà simili in fiore
I famosi cumuli di pietre ai lati della strada
Per ora si inizia con i sentieri di terriccio su distese collinari. Ci sono i cumuli di pietre ai lati che delimitano i campi e la strada. In questi periodi sui campi ci sono piantagioni giovani di grano, orzo e ceci, alti appena 20/30 cm, quindi estensioni tutte verdi, molto panoramico. Ci sono altri pellegrini qua e là, ma non troppi, tanto che facciamo anche lunghi tratti senza vedere nessuno. Si cammina benissimo, in pianura leggermente collinare. La segnaletica è molto buona, quella con i cartelli blu e gialli con la scritta Castilla y Leon, ma senza i tradizionali cippi che abbiamo visti negli altri nostri cammini. La giornata è grigia e ogni tanto c’è uno spruzzo. È il paradiso degli uccelli, riconosciamo solo gli usignoli e i cuculi, non si vedono altri animali. Anzi, sul sentiero, molto largo, si vedono tante lumache, quelle con il guscio, che attraversano la strada, moltissime vengono schiacciate lasciando cibo per le formiche. Ma perché attraversare quella strada così ampia, tutta secca e sassosa? Qui sembra davvero valere il detto: l’erba del vicino è più verde! Comunque sarà un’osservazione che rivedremo e che condivideremo con altri pellegrini anche nei prossimi giorni.
La Meseta = paesaggi verdi collinari
Il canto dell'usignolo ci accompagna nel cammino
Dopo una prima croce del pellegrino su un piccolo colle, effettivamente troviamo un po’ di strada fangosa, cosi come avevo letto sui siti ufficiali. Il panorama nonostante il cielo grigio è bellissimo con le sue estensioni collinari verdi e con il sentiero a serpentina, davvero molto scenografico. Attraversiamo qualche strada deserta e poi arriviamo a Hontanas, subito all’entrata c’è una cappellina Ermitas de Santa Brigida da dove si ha una bellissima vista sul paesotto.
I paesini si trovano sempre nelle vallate
Borgo di Hontanas
Ovunque bellissimi Murales
Curiosità: Abbiamo notato che, a differenza dei borghi italiani solitamente arroccati sulle colline, i paesi che incontriamo qui si trovano quasi sempre nel fondovalle.
Nel frattempo la temperatura si è fatta più calda e siamo in maglietta. Facciamo la nostra pausa pranzo sulla panca di una casa di fronte alla chiesa di questo paesotto Hontanas e usiamo il bagno di uno dei tanti bar. Si prosegue in una zona più collinare e alberata prima di arrivare alle ore 13 agli imponenti ruderi rimasti del decantato Convento di San Anton del XIV secolo. Il complesso dev’essere stato molto grande ed è davvero impressionante vederlo in mezzo al nulla. In un area all’aperto (ovviamente) tra i ruderi ci sono tanti pellegrini seduti a un tavolo intenti a dipingere delle pietre, quelle che poi si vedono accatastate alle croci o monumenti ai pellegrini. Il posto è gestito da un gruppo di volontari che offre ristoro per i pellegrini con alcune necessità: biscotti, caffè ecc. Prendo due biscotti e faccio diverse foto, soprattutto dell’impressionante portale quasi intatto sul lato della strada.
Arrivando al Convento, sulla sinistra
Rovine del Convento di San Anton
Pellegrini dipingendo le pietre votive
Rovine del Convento de San Anton del XIV secoloEnorme portale decorato - lato strada
L'abside della chiesa del Convento di San Anton
Il cammino prosegue su sentiero dedicato accanto alla piccola strada provinciale asfaltata che porta a Castrojeriz (‘uno dei borghi più belli della Spagna’ dice il cartello). Infatti già da lontano si scorge il castello che vetta su un monte, poi tutt’intorno a valle, c’è il paese. Man, mano che ci si avvicina si vede anche l’imponente chiesa del Manzano sulla destra. Arriviamo giusto in tempo prima che venga chiuso. Entro pagando 2 euro e posso ricevere anche il timbro. La costruzione del 1200 è tra romanico e gotico. Impressiona la sua grandezza, le varie statue, sepolcri, dipinti, cappelle ed enormi retabli barocchi, oltre anche a un Museo di Arte Sacra.
Curiosità: lungo il Cammino, colpisce la presenza di chiese talvolta sproporzionate rispetto alle dimensioni ridotte dei borghi. Questa peculiarità ha radici storiche profonde e si riflette negli interni, dove si celano ricchissimi retablos barocchi. È un esempio perfetto di come questi piccoli centri custodiscano tesori artistici di una ricchezza spesso sorprendente per chi li attraversa a piedi.
Iglesia del Manzano - Chiesa del Melo
Anche in Spagna ci sono i 'Borghi più belli'
L'imponente facciata della chiesa del Melo
Il retablo - pala d'altare - barocco
Facciamo la nostra pausa pranzo sul muretto della chiesa per poi proseguire nel bel paesino, piuttosto lungo per la verità, notiamo la particolare pavimentazione della strada principale, con dei bei disegni. Nel frattempo è uscito il sole e fa caldo. Il paesino è davvero carino con qualche bar ma desolato di gente.
Entrata al borgo di Castrojeriz con la Rocca sul monte
Il particolare disegno della pavimentazione stradale
Le rovine della Rocca di Castrojeriz sul monte
Il borgo di Castrojeriz con la torre della chiesa di San Juan
Poco dopo l’uscita di Castrojeriz si attraversa il ponte di Barcena sul rio Odra, in parte è solo una costruzione sopraelevata di pietre di qualche metro con degli archi per far passare l’acqua. Poi c’è anche un ponte di legno. Ci dirigiamo verso un monte, e un cartello preannuncia una salitona di 1,5 km al 12%!! Sono le 15.15 quando affrontiamo il monte in totale solitudine sotto il sole. Infatti è tosta, senza ombra, pochissimi rari alberi che prendiamo come un momentaneo sollievo. Fa caldo, lasciamo dietro a noi Castrojeriz su un cucuzzolo. Ai lati dell’ampio sentiero hanno piantato alberi da frutto, ancora molto piccoli. Piano, piano arriviamo in cima al monte dove ci sono due miradores, cioè punti sosta per i pellegrini con panche e copertura, ma una è piena di vespe. È tosto, ma la vista sui campi è spettacolare. Poi c’è una bella discesa lunga, talvolta abbastanza ripida. Paesaggi stupendi sulle spianate. Poi ancora un’ultima salitina e il paesaggio torna ad essere dolcemente collinare. Nel frattempo chiamo al nostro albergo per confermare il nostro arrivo, visto che non abbiamo altro che una conferma scritta su Whatsapp. È meglio riconfermare perché spesso tengono le prenotazioni solo fino ad un certo orario.
Ed ecco la salita de Los Mostelares del 12%
Dietro a noi lasciamo il monte di Castrojeriz
Poca ombra da sfruttare!
Sosta del pellegrino, purtroppo con un vespaio
La bella discesa dopo la tosta salita de Los Mostelares
Ma ci aspetta un'ultima salitina...
Alle ore 17 arriviamo al Convento di Puente Fitero, un ostello ricavato da un vecchio convento, ora alloggio precario per i viandanti, gestito dai parroci perugini. Seduti fuori ci sono il prete italiano incaricato dell’ostello e un pellegrino spagnolo con il suo cane. La struttura è ancora chiusa per dormirci, ma intanto offre caffè e qualche ristoro. Due chiacchere, siamo gli ultimi pellegrini della serata, il prete chiude e andrà via. A noi tocca ancora fare l’ultimo km e mezzo dopo il ponte sul rio Pisuerga per arrivare alla nostra destinazione: Itero de la Vega. Il percorso è una bella strada sterrata alberata che porta diritta in paese dove ci accoglie un bel mural di benvenuto all’entrata.
La meseta del Cammino Francese
L'ex-convento di Puente Fitero, oggi ostello
Albergue Convento Puente Fitero
Ancora 1,5 km per il paese
Il Mural di benvenuto di Itero de la Vega
Sono quasi le 18 quando arriviamo all’albergue Puente Fitero, una bella struttura ad angolo con un bel piazzale fuori pieno di pellegrini seduti ai tavolini. Al bar ci accolgono sorridenti i gestori: due donne e Alex, tutti giovani, molto carini, scopriamo sono ucraini. Mi mettono subito un bel sigillo giallo sulla credenziale. L’ambiente è molto accogliente, grande e fornito, ci sono molti pellegrini. La nostra stanza è al primo piano, grande, bella, con un balconcino sul patio esterno. La nostra valigia è già in camera. Su un tavolino c’è tutta l’offerta dell’albergo: macchina per l’acqua calda, caffè e tè in bustine, cioccolatino, bottiglietta d’acqua ecc. Un bel bagno comodo con una bella doccia, insomma, davvero tutto perfetto.
Il bell'Albergue Puente Fitero di Itero de la Vega
Cena pellegrina con squisita zuppa ucraina 'borsch'
Alle 19 siamo giù per la cena pellegrina da 15 euro. Siamo una ventina seduti a un grande tavolo apparecchiato con dei pentoloni già sul tavolo. Una delle ragazze ucraine ci spiega le regole: loro ci hanno preparato la cena e noi possiamo prendere a volontà quello che c’è, ma dobbiamo gentilmente sparecchiare dividendo le cose su un altro tavolo, piatti, posate, bicchieri separati. Fantastico! Acqua e vino a volontà. La ragazza se ne va e rimaniamo da soli davanti al ben di Dio! Ci tuffiamo sui pentoloni: zuppa ucraina borsch, di colore rosso per le barbabietole, un pentolone di pasta corta, un altro per il sugo con la pancetta e pirofile piene di un insalata mista squisita. Per dessert c’è lo yogurt, meno interessante per noi, lo porto su in camera per l’indomani. A tavola iniziano anche le conversazioni tra tutti noi, riusciamo a parlare con un brasiliano, un californiano, coreani, un francese, e un italiano di Fano, poliziotto un po’ troppo preso di sé, ha fatto tanti cammini, il suo zaino è pieno di scudi e simboli di tutti i suoi cammini fatti. Una bella serata con un menu molto buono e regole divertenti.
La serata finisce presto, come di consueto sui cammini. I nostri 31 km effettivi si fanno sentire.








































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