Foncebadón – Cruz de Fierro - Manjarín - El Acebo - Riego de Ambros – Molinaseca - Campo de Monferrada - Ponferrada
Domenica di maggio 2026. Siamo al Albergue Convento di Foncebadon e dalla finestra c’è ancora la nebbia della mattina sui monti. Ci siamo fatti una bella dormita e poco prima delle 8 scendiamo per la colazione. Sono già andati via quasi tutti. Ci sono le tostate con la marmellata per noi. Poi lasciata la valigia per Pilbeo, sistemati gli zaini usciamo con una atmosfera magica tra la nebbia. Via, via il paesaggio diventa splendido, nubi basse, qualche raggio di sole e fa fresco. Comunque oggi abbiamo una giornata impegnativa. Si prevedono 27 km totali con alcune salite ma soprattutto con delle lunghe discese rocciose, ripide e quindi molto impegnative prima di arrivare alla nostra destinazione di Ponferrada.
Foncebadón avvolto nella nebbia
Le croci indicano la nostra strada
Tra nebbia e sprazzi di sole
Il paesaggio diventa sempre più montano, con tanti alberi e vegetazione in fiore
Si sale, si scende, all’inizio si sale soprattutto. Il sentiero si fa sassoso. La vegetazione bassa è fiorita e bellissima. Ci sono parecchi pellegrini. Poi arriviamo alla famosa Cruz de Hierro vicino al Monte Irago. Croce messa originariamente dall’eremita Guacelmo. C’è anche la chiesetta del ‘Ermita Santiago Apostol’. Vincenzo è un po’ indietro, va piano perché la strada è sassosa.
L'iconica Cruz de Hierro - la Croce di Ferro a 1500 m
Dietro alla Croce di Ferro la chiesetta dell'Ermita Santiago Apostol
Il paesaggio montano si impone definitivamente
I monti con le pale eoliche sullo sfondo
A Manjarin arriviamo dopo una buona ora di cammino, ma c’è solo una roulotte come punto di ristoro, ben fornito ma senza bagno, non ci fermiamo. Dopo appena 200m ci sono alcune case sgarrupate e una baracca chiamata ‘del Templario’, con tante bandiere, anche quella italiana ben in vista. Qui ritroviamo tre pellegrini italiani (calabresi di Bergamo, uno è pilota della Ryanair), che ci informano delusi che il famoso ‘custode, ultimo templare’ è morto da qualche mese. Ora c’è un volontario strano, vecchio malandato che offre solo il timbro e la possibilità di usare la ‘stalla aperta’ accanto, ma nascosta dalla strada, per le urgenze. Io l’urgenza ce l’ho, ma non posso raccontare cosa ho visto altrimenti mi viene da vomitare ancora ora. Era un vero cacatoio a cielo aperto!
Manjarin è tutta qua, una roulotte per il ristoro
e la 'Casa del Templario'
Bandiere e ricordi raccolti dall'ex-templario
Zona di allevamento con tante mucche al pascolo
Il sentiero prosegue sulla destra di una strada quasi deserta. In compenso ci sono tante mucche con un bel mantello rossiccio che pascolano proprio vicino a noi. Il cammino è impegnativo anche se ancora non tanto ripido, ma è molto sassoso. Con gli occhi puntati sul terreno per mettere bene i piedi tra i sassi, dobbiamo proprio fermarci spesso per ammirare lo splendido panorama in cui siamo immersi! Tuttavia Vincenzo preferisce scendere sulla strada quasi senza macchine e camminare in piano. Camminiamo quasi parallelamente a un centinaio di metri uno dall'altro, lui sulla strada sotto, io più in alto tra la vegetazione. Ogni tanto sparisce dalla mia vista, poi ci rivediamo. Per lui è decisamente meglio per i suoi piedi, io invece mi godo questa esplosione di natura. È il tratto più bello di tutta la camminata! Ma a regola è un tratto che può diventare difficile per molti, perché in mezzo al nulla si vedono cartelli e adesivi con la pubblicità dei taxisti, sempre pronti a venire in soccorso dei pellegrini in difficoltà!
Sentiero roccioso
Esplosione di colori
Vincenzo cammina giù per la strada a un centinaio di metri
La parte più bella di tutto il cammino!
I provvidenziali cartelli dei taxisti in mezzo al nulla
Panorami montani tutto intorno
Dopo un bel po’ il percorso si fa nuovamente unico e siamo nuovamente insieme sul sentiero. Per qualche momento ci avvolge una nuvola bassa e siamo immersi nella nebbia. Poi appare il paesino di El Acebo de San Miguel in una profonda vallata. Mentre si scende verso il paese c’è uno stupendo mirador con una panca da dove si può ammirare il paesaggio sul paese e i monti intorno, davvero molto suggestivo.
Il bellissimo panorama fiorito a 1500m
Alcune nuvole ci avvolgono per qualche momento
I paesino di El Acebo de San Miguel con la sua panchina nel 'mirador'
Sono le 11.30 quando arriviamo a El Acebo dove ci sono diversi pellegrini per strada, molti fanno tappa qui, altri solo una pausa. Il paesino è molto pittoresco con le sue case medievali tutte in pietra e legno, qualcuna è in stato di abbandono, che però rende l'atmosfera ancora più fiabesca. Ci fermiamo anche noi per una breve pausa, prima di proseguire verso Molinaseca a 11 km e per Ponferrada a 17 km secondo il cartello.
Il paesino di El Acebo de San Miguel
Una strada principale con case in pietra e legno
Vecchie case abbandonate
Ripartiamo a mezzogiorno. Il sentiero ora è in discesa, molto roccioso, a tratti boschivo e a serpentina, davvero molto bello. I colori della vegetazione in fiore sono fantastici, ma i piedi ne risentono, siamo con i sandali e forse non era la scelta migliore. Dobbiamo stare molto attenti e abbiamo una grande sollecitazione sui piedi, caviglia e dita. Arriviamo a Riego de Ambos, paesotto più grandicello di quello che pensavo, anzi, è un bel paesino, alcuni pellegrini si fermano proprio qui.
Inizia la discesa verso Molinaseca, sullo sfondo
La località di Riego de Ambos
Piccolina ma ben tenuta - pochi punti di ristoro, anzi solo uno verso la fine
Ora il sentiero diventa ancora molto, ma molto più roccioso e ripido. Si cammina lungo rocce erose dall’acqua. Bisogna frenare parecchio con i piedi e bilanciarsi sulle pietre lisce, prestando molta attenzione ai sassi scivolosi. Ciò non toglie che il panorama sia splendido in una vegetazione rigogliosa. Ci sono ancora alcune piccole salite e altre discese prima di scorgere il paese di Molinaseca giù nella valle. La discesa continua e si fa molto tosta, non sembra arrivare mai alla valle, è davvero lunga! I piedi già provati dal cammino, ora hanno avuto una nuova botta!
Sentiero con rocce lisce e in forte discesa
Bellissimo sentiero ma molto impegantivo
Rocce e terreno molto disconnesso
Tutto roccia liscia fino alla valle giù in fondo
Dopo otto lunghi chilometri arriviamo finalmente all’ingresso di Molinaseca, accolti dal bel ponte medievale de Los Peregrinos, che regala una splendida vista panoramica sulla cittadina. Siamo esausti: è stata una bella sfacchinata. Ci fermiamo al primo bar subito dopo il ponte: è deserto e con poca scelta, ma ci accontentiamo di un gelato e una tonica.
Valutiamo il da farsi: mancano circa sette chilometri per raggiungere Ponferrada, ma il percorso si snoda quasi interamente sui marciapiedi dei sobborghi cittadini. Decidiamo che non ne vale la pena, meglio proseguire in taxi. Attraversiamo quindi il cuore di Molinaseca, un centro davvero curato e piacevole e piuttosto animato essendo domenica. All'ultimo bar-ristorante sulla strada, dove campeggiano due cesti di pomodori giganti — esemplari da oltre mezzo chilo l'uno — ci facciamo chiamare un taxi. Un monovolume arriva in pochi minuti e, durante il tragitto, il tassista ci confida che il loro lavoro è sostenuto quasi interamente dai pellegrini: le chiamate non si fermano un istante, dall'alba al tramonto.
Finalmente Molinaseca in vista!
Entrata a Molinaseca, uno dei borghi più belli della Spagna!
Il ponte medievale di Molinaseca
Attraversando la cittadina
In 10 minuti per 15€ ci siamo risparmiati 7 km a piedi e siamo nella piazza della Virgen Encina di Ponferrada, a 50 m dall’ omonimo albergo dove abbiamo la prenotazione. Ci siamo anche risparmiati uno scroscio di pioggia che però è già sparita. Il nostro albergo è un locale bar ristorante come quasi tutti gli alberghi per ora visti. e fa anche caldo, fortunatamente ha una finestra balconcino che apriamo subito. L’illuminazione è scarsa, una porta del armadio è appoggiata alla parete. Il bagno ricavato in un angolo tra le pareti di pietra, la doccia è un po’ a ciondoloni e il lavandino è proprio per lillipuziani. Ma ci sono due pettinini bianchi imbustati per la gioia di Vincenzo, che non trova più quello regalatogli da June nel nostro precedente cammino che abbiamo fatto anche con lei.
In soli dieci minuti e per 15 euro, ci siamo risparmiati sette chilometri di asfalto e siamo arrivati nella piazza della Virgen de la Encina, a pochi passi dall’omonimo hotel dove abbiamo la prenotazione. Giusto in tempo per evitare uno scroscio di pioggia che, puntuale, si è già diradato.
L’albergue si rivela, come quasi tutti quelli incontrati finora, un locale con bar e ristorante annessi. Con non troppo entusiasmo ci consegnano la chiave della stanza al secondo piano, fortunatamente servito da ascensore, di questo edificio storico con le pareti in pietra a vista e un arredamento in stile rustico. La nostra stanza è al buio completo, calda e l’aria è ferma, così apriamo subito la finestra a balcone. L’illuminazione comunque è scarsa e l’arredo sembra un po’ trascurato, con l’anta di un armadio smontata e appoggiata alla parete. Il bagno, ricavato in un angolo tra le mura di pietra, ha la doccia a ciondoloni e il lavandino sembra fatto per dei lillipuziani. Eppure, un piccolo dettaglio strappa un sorriso a Vincenzo: ci sono due pettinini bianchi sigillati. Ne aveva proprio bisogno, dato che ha perso quello che gli aveva regalato June durante il nostro precedente cammino fatto insieme.
Albergue La Encina di Ponferrada
Il bagno tra muri con pietra a vista
Dopo due ore di riposo voglio andare a vedere il famoso castello di Ponferrada che è proprio di fronte all’albergo. Inoltre devo andare all’unica farmacia aperta, oggi è domenica, per fare il pieno di nuovi cerotti. Vincenzo rimane a far riposare i piedi. Mentre sto andando al castello, incontro sulla strada il brasiliano Sidney in ciabatte, anche lui sta andando in farmacia, siamo messi tutti uguali! Ma io prima vado al castello.
Il maestoso portale d’ingresso preannuncia le dimensioni imponenti del castello. I pellegrini possono accedere con un biglietto ridotto a soli 4 €. Una ragazza mi indica il percorso consigliato: non c’è troppa gente, per lo più spagnoli in gita nel fine settimana. L’itinerario di visita è ben studiato e permette di percorrere gran parte dei camminamenti di ronda, esplorando torri, sale e ambienti suggestivi. La struttura è davvero enorme, ottimamente ristrutturata e allestita per accogliere i visitatori. All’interno dell’ampio cortile, un moderno padiglione ospita un intero museo dedicato principalmente alla storia dei Templari. Dopo quasi un’ora di cammino, anche i miei piedi, ormai stanchi, iniziano a cercare l'uscita.
Portale d'ingresso al Castello di Ponferrada
Parte della struttura del Castello
Vista dal Castello sulla centro dove c'è anche il nostro albergo
Vista sulla città di Ponferrada con i suoi sobborghi
Prendo la strada che ha percorso Sidney, il brasiliano, verso la farmacia aperta. C’è una lunga discesa tutta a scale, penso già al ritorno! In farmacia faccio il pieno di cerotti di tutti i tipi, da tagliare, soft e forti e certi extra-lunghi per avvolgere proprio le dita del piede. Certo che le farmacie qui sono attrezzatissime!
Pareti dipinte e segnale del Cammino di Santiago
Mentre ritorno all’albergo individuo qualche ristorante dove andare per cena, visto che quello del nostro albergo ha la giornata di chiusura! Infatti alle 20 siamo seduti nella Pizzeria La Competencia, davanti a una bella pizza, delle crocchette e un insalata. Torniamo all’albergo e riesco ancora a preparare la valigia per Pilbeo, ma poi si fanno sentire i 25 km totali.
Pizza per cena
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