Tappa 10 - Murias de Rechivaldo - Foncebadon - 21 km

Murias de Rechivaldo - Santa Catalina – El Ganso – Rabanal del Camino – Foncebadón

Oggi è sabato, inizi di maggio 2026. Come sempre abbiamo dormito molto bene grazie anche al profondo silenzio che c’è in questi luoghi. Dalle finestre la giornata sembra coperta, le previsioni sono funeste, ci prepariamo tutto l’occorrente. L’alba è relativamente tardi, solo poco prima delle 8, mentre il tramonto si prolunga fin verso le 21. Molti pellegrini si alzano prima dell’alba per iniziare a camminare già alle 6 o anche prima, non ne vediamo la necessità, è ancora buio.
Prepariamo i nostri piedi e la calzatura, le mantelle a portata di mano e chiudiamo la valigia per Pilbeo. Abbiamo deciso di non fare colazione dalla signora, l’ambiente è troppo desolato, anche se ci sono già due tavoli pronti per altri clienti spagnoli, non pellegrini. Ma appena scesi le scale, la signora ci informa che la sera prima aveva continuato a telefonare al Convento di Foncebadon, quello dove abbiamo solo una prenotazione telefonica per stasera, e finalmente alle 22 era riuscita a parlarci, la prenotazione c’è ed è tutto a posto. Che sollievo! La signora è stata molto gentile, davvero carina, forse solo un po’ riservata all’inizio. Paghiamo l’affitto della stanza con la carta, e per noi la signora ha comunque preparato due bicchieroni di spremuta fresca! Wow, perfetto per iniziare bene la camminata, carinissima. E siccome Vincenzo si sentiva con lo stomaco un po’ in disordine, non l’ha voluta, d’altronde non la beve quasi mai, le ho bevute tutte due io! Allora la signora è andata a prendere anche due belle banane grandi che abbiamo accettato con molto piacere. Insomma, la signora dei ninnoli è stata davvero molto gentile!

Alle 8 siamo fuori e percorriamo il breve tratto per uscire dal paese. Il cammino ci porta oggi a Foncebadon, un paesino davvero piccolo un po' tra i monti. Si prosegue accanto ad una piccola strada di campagna deserta, ma come sempre su sentiero dedicato. Oggi ci sono molti pellegrini, la zona è bella, per ora tutto diritto e in pianura. Alle 9 siamo a S. Catalina de Somoza dopo essere passati da una curiosa scultura che rappresenta un arco in ferro che viene smontato da un personaggio, quasi a voler lasciare posto al campanile della chiesa che si vede sullo sfondo in lontananza. 
Qui vogliamo fare colazione. All’entrata del paesino entro in una piccolissima chiesetta. C’è un signore seduto a un tavolino pronto a timbrare le credenziali dei pellegrini. Mi racconta di essere un musicista, di aver la moglie argentina e due figlie di 12 e 16 anni anche loro musiciste. Abitano in questo piccolo paese tutto l’anno e d’inverno possono suonare i loro strumenti a fiato in libertà!
Sentiero dedicato anche accanto a una strada di campagna
Vegetazione bassa e sentiero diritto
Oltre ai tanti pellegrini a piedi ci sono anche quelli con la bicicletta
Curiosa scultura in ferro con il personaggio che smonta l'arco per far vedere il campanile sullo sfondo
Chiesetta a Santa Catalina de Somoza gestita da un musicista

Ci sono tanti bar sulla strada, ne scegliamo uno dove facciamo la colazione con un mega cornetto. Io prendo anche il mio caffè ‘poco cortado’ ma Vincenzo preferisce non bere nulla. I suoi piedi invece vanno molto meglio. Siamo tutti e due in sandali, con i piedi ben incerottati andiamo pure abbastanza spediti. Nel frattempo il tempo si apre davanti a noi, mentre dietro, verso Astorga ci sono grandi nuvoloni neri.
Il bar a Santa Catalina de Somoza
Mega cornetti spagnoli, buonissimi!
Si riparte, ancora pianura e sentiero dedicato. Il cielo è ancora parzialmente coperto, fa fresco ma non freddo. Si vedono molte mucche a pascolare, e molte pietre accatastate come delimitazione dei campi, quasi come muri a secco. Siamo in molti pellegrini a camminare tutti in fila, qualcuno si ferma poi riparte. Poi nel mezzo al nulla, accanto a due cippi è seduto un tizio a un tavolino, ha la barba, il cappello, ed è tutto tatuato e pieno di monili. Distribuisce timbri personalizzati dipinti con la ceralacca, il costo è a donazione. Ha un cane con se e in una stradina vicino c’è il suo furgone. Lo sentiamo parlare con cadenza conosciuta, infatti è del Catanzarese! Due chiacchiere e due bei timbri, ma poi non abbiamo spiccioli e mi tocca lasciargli 10€ interi, mi vergogno a chiedere il resto. Si forma una vera fila di pellegrini, tutti vogliono il timbro personalizzato. Ci sono anche i due argentini di Santa Fè, lui grossissimo con la maglietta argentina con la scritta: 10 años de San Francisco! Anche lei in sovrappeso, li avevo già individuati prima mentre bevevano il mate. Scambiamo due chiacchere prima di ripartire.
Le pietre accatastate fungono da delimitatori
Mucche al pascolo vicino al sentiero di Santiago
Il catanzarese con il suo kit per fare timbri personalizzati
La fila dei pellegrini in attesa del timbro
Nota importante:
Portatevi gli spiccioli! Nei bar e nelle strutture si paga senza problemi con la carta. Ma ci si trova spesso a elargire piccoli ‘donativi’ per le offerte o servizi che si trovano lungo il cammino. Per il timbro, l’uso della toilette, qualche monile, un caffè, biscotto o mela offerto sui banchi improvvisati, ecc. Ci vogliono gli spiccioli!

Nel frattempo esce timidamente il sole. Passiamo da El Ganso ma non ci fermiamo. Poco dopo, la strada diventa più interessante, qualche saliscendi, il bosco da una parte e il sentiero che attraversa una fitta vegetazione fatta da arbusti con fiori colorati. La fila di pellegrini aumenta, ci sono altri stand sul cammino che vendono conchiglie e ricordini. Dopo due ore e 7km di cammino, arriviamo a Rabanal del Camino, cittadina rustica molto bellina e molto turistica. Ci si ferma al primo posto fattibile, un negozietto dove mi faccio preparare un panino con pomodoro e formaggio, cosa rarissima da queste parti. Prendo anche un frullato di frutta varia a scelta, qui li chiamano ‘smoothie’. Intanto ci sediamo di fronte in un bel giardino con comode poltrone e con il sonaglio in mano, appena pronto il panino suonerà per andare a prenderlo! Organizzati bene, ma non hanno la toilette.
Vincenzo ancora non vuole mangiare nulla, i piedi vanno benino, la sosta fa bene. Ci fa compagnia un giovane ceco che si mette a parlare di geopolitica con Vincenzo. Tutti e due si trovano molto d’accordo sulle idee anti israeliane, vista la situazione che fa preoccupare il mondo intero!
El Ganso











Dopo oltre mezz’ora ripartiamo alle ore 13. Ci sono ancora 5,5 km per il Convento di Foncebadon, la nostra meta odierna. Subito dopo Rabanal inizia un bellissimo sentiero con delle piccole salite tra arbusti in fiore. Alcuni tratti sono sassosi, disconnessi, diventa un percorso non tanto agevole ma bellissimo, i colori dei fiori tra viola, rosa, bianco e giallo sono uno spettacolo! 




Ma mettiamo a dura prova i nostri piedi con i sandali. A tratti rinfresca parecchio quando passa qualche nuvola nera, ma alla fine non cade nemmeno una goccia, anche oggi il tempo ci ha graziato. Ci mettiamo quasi 2 ore per arrivare a destinazione, finalmente si vede il paese da lontano. 
Alle 14.45 arriviamo al Convento di Foncebadon che è pieno di gente che sta pranzando, sembrano persone del posto o turisti del sabato. Fanno un gran baccano. Una ragazza un po’ sovrappeso fa un po’ tutto, serve ai tavoli, accoglie i pellegrini ecc. Notiamo che è una gestione famigliare e gli ospiti sembrano essere parenti o amici dei proprietari. Due bambini ci dicono che il cuoco è il loro nonno e che cucina piccante.

La nostra stanza è perfetta al primo piano con una finestra con vista fantastica sui monti. Bagno spazioso con una bella doccia grande, tutto molto meglio di quello che pensavo. Hanno la lavatrice e asciugatrice nel piano -1, ne approfitto e faccio un bel carico per 7 euro tutto. Intanto chiedo un ago per rompere la vescica che è venuta anche a me in un piede. Vincenzo invece ha nuovamente i piedi feriti. Chiediamo il numero di un taxi per l’eventualità.



Alle 19 scendiamo per il menu pellegrino e con sorpresa vediamo già tutti seduti a tavola, sono almeno una ventina. Ci accettano all’ultimo momento. Ci sediamo accanto al brasiliano Sidney di S. Paolo e una taiwanese. Ci portano le portate in grandi scodelle da dove possiamo servirci a volontà. La zuppa di lenticchie è la più buona di tutto il cammino, infatti facciamo tutti il bis e il tris. Poi ci sono le polpette con patatine. Per dessert lo yogurt bianco, che il brasiliano si condisce con due bustine di zucchero e un generoso shot di vino rosso, se ne mangia due cosi. Acqua e vino a volontà. Il tutto a 18€ colazione domani mattina inclusa. Rimaniamo a chiacchierare con il brasiliano a lungo, ci racconta di essere di discendenza italiana (bisnonno di Conigliano) e vorrebbe parlare italiano. Lavorava alla Toyota e ora che è in pensione fa il cammino per esaudire il suo desiderio da quando è giovane, prendere lo zaino e partire. Viene dalla Francia e neanche lui se la passa bene con i piedi.






Alle 20 siamo tutti nelle stanze, con 22 km alle spalle

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